JamBandit, un’app firmata David Cope


JamBandit è un app musicale sviluppata per dispositivi iOS. È stata progettata e realizzata da David Cope dell’Università della California, il quale ho portato avanti l’eredità del software EMI.

JamBandit di certo non è tra le applicazioni più sofisticate che si possano trovare negli App Store per dispositivi mobile; tuttavia, bisogna ammettere che si tratta di un’applicazione capace di far trascorrere del tempo in maniera intelligente e creativa.

Il principio base di JamBandit è quello di trasformare chiunque in un buon musicista, realizzando così un vecchio sogno di David Cope: rendere la composizione musicale, il fare musica, un processo accessibile a chiunque, anche a coloro che non hanno svolto un tradizionale percorso di studi musicali.

JamBandit offre l’opportunità ai propri utenti di dare vita a delle appassionate Jam Session direttamente sul proprio tablet o sullo smartphone. Attraverso l’applicazione è possibile avviare la riproduzione di una base musicale, ad esempio un Preludio di Bach, su cui eseguire la propria parte, da suonare con le proprie dita attraverso il touch screen.

E la partitura? Superata! E per voi che non sapete cosa sia una partitura, non abbiate timore: JamBandit è stato programmato affinché le vostre melodie siano sempre consonanti e sincronizzate con la base.

JamBandit, come dicevo, è un simpatico gioco musicale che può risultare utile anche in un contesto didattico che coinvolga bambini in età prescolare, i quali sicuramente apprezzeranno un’attività sonora che conserva un approccio tattile, così importante per quella specifica fascia di età.

Un gioco musicale, vero, ma non dimentichiamo che le radici di JamBandit affondano in progetti di tecnologia musicale decisamente più sofisticati. Le origini di questa applicazione, infatti, si possono rintracciare in EMI e in Emily Howell. EMI è l’acronimo di Experiments in Musical Intelligence, un software sviluppato da David Cope nell’1984 che si configurava come uno strumento interattivo utile per comporre musica.

Emily Howell, circa venti anni dopo, ha raccolto e sviluppato l’eredità di EMI. Il nome femminile, che volutamente confonde sull’effettiva appartenenza sessuale, indica in realtà un software capace innanzitutto di apprendere l’insegnamento della musica, per poi realizzare autonomamente brani originali di musica da far eseguire a musicisti umani, secondo un’impostazione che ricorda da vicino gli esperimenti di Lejaren Hiller con la sua Illiac Suite. Un aspetto curioso del progetto di Emily Howell è che nel corso degli ultimi anni sono stati pubblicati due album che raccolgono diversi brani realizzati con questo software: nel 2010 è uscito From Darkness, Light, che mette insieme 11 brani eseguiti da Erika Arul, Mary Jane Cope, David Cope e l’Ensemble Parallèle (se siete curiosi potete ascoltare l’album su Spotify, inserendo nel campo di ricerca il nome dell’artista: Emily Howell!).

La copertina dell'album From Darkness, Light di Emily Howell

La copertina dell’album From Darkness, Light di “Emily Howell” (2010).

Nel 2012, invece, è stata pubblicato un nuovo album intitolato Breathless che mette insieme sei lavori realizzati tra il 2009 e il 2010.

La copertina dell'album Breathless.

La copertina dell’album Breathless (2012).

Ma come funziona JamBandit? In maniera molto semplice. Si tratta essenzialmente di scegliere una base dalla libreria messa a disposizione, selezionandola tra i diversi generi musicali disponibili. Poi si passa alla scelta dello strumento: violino per un accompagnamento classico, il sax per una base jazz oppure una chitarra distorta per un classico brano rock? Sta a voi intonare la scelta dello strumento con i vostri gusti.

Una volta selezionata la base e scelto lo strumento potrete iniziare la jam, muovendovi sul touch screen con le vostre dita potrete scegliere quali note suonare, lasciando al sistema il controllo sulla giusta intonazione e ricordandovi, inoltre, che JamBandit consente di modificare la scelta dello strumento anche durante la riproduzione.

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Due screen shot di JamBandit.
Sulla sinistra il menù per la scelta dello strumento, la registrazione e le altre impostazioni. Al centro l’aera touch che consente di eseguire la nostra parte.

Non dimentichiamo inoltre che JamBandit consente anche di registrare ogni vostra jam, per poterla condividere con gli amici su Facebook, oppure per poterla inviare via mail o semplicemente per poter riascoltare in altro momento il risultato della vostra esecuzione.

David Cope ha realizzato un’applicazione simpatica e intuitiva, certamente un passatempo, come tanti altri ma, a mio avviso, più interessante di un semplice spara-palline. Del resto, come accennavo in precedenza, Cope è una persona di lunga esperienza nel settore delle tecnologie musicali ma ancor prima è un compositore e attento osservatore della musica contemporanea. Vanno ricordate alcune sue pubblicazioni come Virtual Music, Computers and Musical Style e il più noto New Directions in Music, ormai arrivato alla settima edizione.

Prima di chiudere vi lascio qualche link. Innanzitutto quello al sito ufficiale di JamBandit, poi vi segnalo anche la pagine di JamBandit sull’Apple store e… a proposito… stavo dimenticando di scrivere che l’app di Cope può essere scaricata in forma gratuita ma che esiste anche una versione a pagamento per poter sbloccare maggiori funzionalità.

Vi riporto anche la pagina su Facebook e il profilo su Twitter.

Vi segnalo anche l’articolo intitolato Experiments in Music Intelligence, con cui David Cope ha presentato il software EMI alla conferenza internazionale di computer music nel 1987.

Infine condivido anche quest’altro video di presentazione di JamBandit con Jordan Rudess dei Dream Theater come testimonial:

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