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D’Annunzio e Pizzetti: tutte le opere nate dalla collaborazione tra il poeta e il compositore

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Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, poche collaborazioni artistiche hanno segnato la musica italiana con la stessa intensità di quella tra Gabriele D’Annunzio e Ildebrando Pizzetti. Un incontro tra due temperamenti forti, non privo di tensioni, ma capace di generare opere che spaziano dal teatro al cinema, dall’opera lirica alla canzone da camera, dalla musica corale alla partitura incompiuta. Questo articolo ripercorre tutte le tappe di quel sodalizio, con uno sguardo allo stile musicale e alle risorse disponibili in rete per chi voglia approfondire o ascoltare.


D’Annunzio e il cinema: Cabiria e la Sinfonia del fuoco (1914)

Il contesto: l’Italia del 1914 tra cinema, letteratura e musica

Nel 1914 il cinema è ancora un’arte neonata: i film durano in media 15-20 minuti, le inquadrature sono statiche e frontali. In questo scenario, il regista Giovanni Pastrone realizza qualcosa di mai visto: un film di due ore e mezza, diviso in atti come una tragedia classica, con scenografie colossali, movimenti di macchina arditi e un uso consapevole della luce e del montaggio. Cabiria nasce in un momento preciso della storia italiana, carico di tensioni nazionaliste e imperialiste: l’epica storica serve anche a legittimare la grandezza culturale della nazione, appena reduci dalla guerra italo-turca del 1911.

Un kolossal senza precedenti

Cabiria è il più famoso film italiano del cinema muto, assolutamente innovatore per l’uso espressivo della panoramica e del carrello — procedimento brevettato dallo stesso Pastrone — che permette di costruire inquadrature e sequenze su grandi volumi e ariose linee prospettiche, infondendo alle immagini un dinamismo sorprendente per i tempi. Le riprese si svolsero ai laghi di Avigliana, dove fu ricostruita la città di Cirta, nelle Valli di Lanzo e nel Sahara algerino. L’impatto sul cinema mondiale fu enorme: secondo Martin Scorsese fu Pastrone, non Griffith, a inventare il cinema epico, e il regista statunitense vide il film traendone ispirazione per Intolerance (1916). Nel film compare per la prima volta il personaggio di Maciste, interpretato dallo scaricatore di porto genovese Bartolomeo Pagano, che diventerà uno dei grandi miti del cinema muto italiano.

La trama

La piccola Cabiria, figlia di un ricco romano catanese, sfugge all’eruzione dell’Etna ma viene fatta prigioniera da pirati fenici e portata a Cartagine, dove è destinata a essere immolata al dio Moloch insieme ad altri cento fanciulli. Salvata da Maciste, schiavo del nobile Fulvio Axilia, finisce alla corte della regina Sofonisba, conoscendo nuovi pericoli e avventure, incrociando la sua vicenda personale con quella dell’antica Roma. Sullo sfondo si muovono figure storiche reali come Annibale, Archimede e Scipione l’Africano.

Il ruolo di D’Annunzio e di Pizzetti

Il contributo di D’Annunzio al film fu reale ma più circoscritto di quanto la locandina lasciasse intendere. Il reale apporto del Vate si limitò alla stesura delle didascalie in un impareggiabile stile magniloquente — contribuendo così a sdoganare il cinema presso le élite culturali — e al coinvolgimento di Ildebrando Pizzetti come compositore. Sul fronte musicale, Pizzetti compose la Sinfonia del fuoco per le scene dei sacrifici umani al dio Moloch, mentre il resto dell’accompagnamento fu completato dal suo allievo Manlio Mazza. Pizzetti aveva preferito limitarsi alla scena principale, preoccupato della ricaduta negativa di immagine dovuta all’accostamento al mezzo cinematografico, allora considerato poco più che una baracconata circense.

Risorse gratuite in rete

Cabiria è di pubblico dominio e si può vedere gratuitamente online. Su Internet Archive sono disponibili la versione restaurata da 123 minuti e una riedizione del 2021 con le didascalie originali di D’Annunzio e sottotitoli in più lingue. Su YouTube è presente una versione HD restaurata con sottotitoli in inglese e la versione integrale in italiano. Le didascalie originali di D’Annunzio sono consultabili come testo separato su Internet Archive. La Sinfonia del fuoco di Pizzetti è ascoltabile su YouTube nella versione orchestrale.

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Le musiche di scena per La nave (1907-1908)

La genesi: un concorso come punto di partenza

Nel novembre 1905 Pizzetti partecipò al concorso bandito dalla rivista romana Il Tirso per le musiche di scena della tragedia La nave di Gabriele D’Annunzio, terminate due anni dopo, nel novembre 1907. L’11 gennaio 1908 La nave andò in scena al Teatro Argentina di Roma con le scenografie di Duilio Cambellotti, il cui maggior motivo di successo consistette nella prua di nave collocata al centro del palcoscenico. È da questa collaborazione che nasce il vero sodalizio tra i due artisti: D’Annunzio da quel momento soprannominerà il compositore “Ildebrando da Parma”, un appellativo che il musicista conserverà per tutta la vita.

Lo stile musicale

Pizzetti compose ventuno numeri per la tragedia, nei quali ricreò il passato ispirandosi ai canti liturgici e alla musica greca, appresa attraverso i volumi di François-Auguste Gevaert. Solo l’Ave maris stella e tre melodie tratte dal Tonarius di Reginone di Prüm sono originali. Gli episodi musicati — in prevalenza cori latini — alternano il registro religioso a quello popolare e dionisiaco. Il tratto più significativo è la scelta timbrica: omettendo l’aspetto lascivo con cui D’Annunzio ritrae Basiliola nella Danza dei sette candelabri, Pizzetti optò per una tavolozza timbrica dai colori esotici, con flauti, oboi, corno inglese, fagotti, trombe, corni, arpe, timpani, piatti, triangolo e sistri.

A differenza di quanto avverrà con La Pisanella, in La nave si trattò di musiche corali rielaborate secondo i modi greco-latini ecclesiastici, più austere e meno teatralmente visive. La nave non è soltanto una partitura teatrale: è il laboratorio in cui Pizzetti sperimenta quel recupero del canto gregoriano e della polifonia antica che diventerà la firma stilistica di tutta la sua opera successiva.

Risorse gratuite in rete

Su YouTube è disponibile una registrazione integrale delle musiche di scena, con i numeri principali: il Coro dei catecumeni e delle cucitrici, il Coro dei naumachi, il Totus mundus, il Nembo sull’estuario e la Danza dei sette candelabri. È disponibile anche una registrazione corale dell’Ave maris stella e l’Antifona amatoria di Basiliola per mezzosoprano e pianoforte. Il testo della tragedia di D’Annunzio è liberamente consultabile su Internet Archive. Per chi vuole approfondire la partitura, su Academia.edu è disponibile gratuitamente un saggio accademico dedicato alla Nave, con analisi della partitura pizzettiana e della successiva versione operistica di Montemezzi.

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Le musiche di scena per La Pisanella (1913)

Il dramma e la commissione

Appena terminata la composizione di Fedra, nell’ottobre del 1912, Pizzetti ricevette da D’Annunzio la richiesta di comporre le musiche di scena per La Pisanelle, ou la Mort parfumée, un dramma destinato alla celebre danzatrice Ida Rubinstein. La prima rappresentazione ebbe luogo a Parigi, al Teatro dello Châtelet, l’11 giugno del 1913 — meno di due settimane dopo la storica prima mondiale del Sacre du Printemps di Stravinskij, avvenuta nella stessa città. I due lavori non avrebbero potuto essere più diversi, eppure segnano entrambi, ciascuno a modo suo, un momento di svolta nella storia della musica europea.

La partitura e la suite

Dalla partitura originaria, che comprendeva undici pezzi sinfonici con interludi e danze, Pizzetti ricavò una suite per orchestra in cinque parti, presentata all’Augusteo romano nel 1917. I cinque movimenti dipingono con grande vivacità orchestrale le atmosfere dell’isola di Cipro medievale, teatro delle vicende della bella cortigiana pisana protagonista del dramma. I momenti più significativi sono il secondo episodio, che evoca pittoricamente il molo di Famagosta animato di mercanti e corsari; la Danza bassa dello sparviero per soli archi su ritmo di sarabanda; e soprattutto la Danza dell’amore e della morte profumata, il tragico epilogo del dramma. Il terzo movimento — ambientato al castello della regina senza pietà — è basato su un tema affidato ai violoncelli soli e su un secondo tema detto il tema delle rose: è considerato uno dei movimenti più squisitamente impressionistici di tutta la produzione di Pizzetti.

Risorse gratuite in rete

Su YouTube sono disponibili più versioni della suite orchestrale: la registrazione diretta da Toscanini all’Orchestra della Scala, quella diretta da Lamberto Gardelli, una versione dell’Orchestra RAI di Torino e tre brani in versione ridotta. Su Internet Archive è scaricabile gratuitamente in formato FLAC e Opus una registrazione su vinile degli estratti delle musiche di scena. Su IMSLP la partitura completa de La Pisanella è scaricabile gratuitamente in PDF (128 pagine).

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Gigliola: l’opera incompiuta (1914-1915)

Il testo di partenza

Per comprendere questa collaborazione mancata occorre conoscere l’opera letteraria da cui sarebbe dovuta nascere. La fiaccola sotto il moggio, scritta nel 1905, è una tragedia ambientata in Abruzzo che D’Annunzio stesso definì «la più perfetta delle mie tragedie». Innesta la formula del folclore abruzzese sulla tragedia antica — in particolare sulle Coefore eschilee — dando forma a una moderna Elettra nel castello dei nobili decaduti de Sangro. Protagonista è Gigliola Sangro, decisa a vendicare la morte della madre, uccisa dal padre e dalla perfida fattucchiera Angizia, incantatrice di serpenti, ora diventata matrigna. Gigliola progetta di uccidere Angizia con il veleno di un serpente, ma il padre ha già compiuto la vendetta: il veleno però ha iniziato a fare effetto, e Gigliola va a morire sul sepolcro della madre mentre il castello si sgretola attorno a lei.

L’opera incompiuta di Pizzetti

Tra il 1914 e il 1915, Pizzetti si accinse a trasformare La fiaccola sotto il moggio in opera lirica con il titolo Gigliola, ma la lasciò incompiuta: ne restano 128 pagine di partitura, conservate negli archivi. Il manoscritto è stato studiato dal musicologo Marco Beghelli nel saggio Ricognizione su «Gigliola» di Pizzetti, pubblicato nel volume collettivo D’Annunzio musico immaginifico (Firenze, 2008). Per la musica di Gigliola non esistono registrazioni né spartiti disponibili online: è uno dei rari casi in cui la ricerca accademica è più avanti rispetto alla disponibilità di risorse digitali. Il testo letterario di partenza è invece accessibile gratuitamente su più piattaforme: su Liber Liber è leggibile online, su Project Gutenberg è disponibile in ebook e su Internet Archive è consultabile il testo integrale dell’edizione original.

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Fedra (1915): il capolavoro del sodalizio

La genesi

La storia di Fedra comincia con un tentativo mai portato a compimento. La prima idea di scrivere l’opera venne a D’Annunzio da un tentativo di Pizzetti di musicare una riduzione dall’Ippolito di Euripide. Il poeta raccolse lo spunto e scrisse appositamente il libretto tra il dicembre 1908 e il febbraio 1909, ma il dramma andò prima in scena come opera di prosa, il 10 aprile 1909 al Teatro Lirico di Milano. Alla composizione musicale Pizzetti attese poi per più di tre anni — da marzo 1909 a ottobre 1912 — riducendo il testo poetico di circa la metà, lasciando però immodificati l’impianto drammaturgico e la versificazione.

Fedra fu rappresentata per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano il 20 marzo 1915, diretta da Gino Marinuzzi. La prima avvenne in un momento storico carico di tensione, con l’Italia sull’orlo dell’ingresso nella Prima Guerra Mondiale. Il poeta Giuseppe Ungaretti, allora ventisettenne, ricordò come la trenodia per Ippolito morto non finisse di tornare nel suo orecchio dopo quella sera, quasi fosse il grido profondo dell’ansia di tutta una generazione davanti alla strage che insanguinava l’Europa.

Lo stile musicale

Fedra è l’opera in cui Pizzetti traduce in forma compiuta la visione estetica maturata negli anni della collaborazione con D’Annunzio. La vocalità drammatica consiste in un declamato plastico e severo che recupera il recitar cantando fiorentino del primo Seicento, la polifonia rinascimentale e il canto gregoriano. L’armonia è prevalentemente diatonica, con risonanze arcaiche nell’adozione frequente della modalità antica. A differenza di Wagner — modello che Pizzetti rifiutava esplicitamente — i personaggi non vengono caratterizzati con Leitmotiv fissi, ma con temi idonei a rappresentare quel particolare momento drammatico. Il tema della passione di Fedra, esposto dalle viole nella parte più calda e sensuale del loro registro, dà voce alla protagonista solo in quella specifica situazione, senza diventare un motivo conduttore ripetuto. Il coro, nella tradizione della tragedia greca, viene impiegato sia come elemento dialogico sia come elemento di riflessione e di commento collettivo. Il momento corale più celebre è la trenodia per Ippolito morto, una forma corale chiusa per otto voci sole che ricalca l’impianto elegiaco degli antichi canti funebri.

Risorse gratuite in rete

Su YouTube è disponibile l’opera completa in tre parti: preludio e primo atto, secondo atto e terzo atto. È disponibile anche il solo Preludio per Fedra{:target=”_blank”} nella versione orchestrale diretta da Oleg Caetani, e il Racconto di Eurito dall’atto terzo. Sul piano saggistico, su GBOpera è disponibile gratuitamente un lungo articolo critico su Fedra che include la recensione della prima del 1915.

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La figlia di Iorio (1954): l’eredità di D’Annunzio nell’opera di Pizzetti

Benché il libretto sia di mano di Pizzetti, La figlia di Iorio chiude idealmente il cerchio del sodalizio con D’Annunzio. Nel 1936, durante l’ultima visita del compositore al poeta, D’Annunzio gli donò la Figlia di Iorio con queste parole: «Ildebrando, io ti dono la Figlia di Iorio, libera, fresca, senza età come una canzone popolare». L’opera vide la scena al Teatro San Carlo di Napoli il 4 dicembre 1954, quarant’anni dopo che il vincolo con D’Annunzio si era stabilito con La nave. Il tema musicale de I pastori ricompare nella partitura come citazione consapevole, filo d’oro che unisce tutto il percorso artistico tra i due. Su IMSLP è disponibile gratuitamente una partitura parziale in PDF.

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Le liriche per voce e pianoforte: I pastori (1908) ed Erotica (1911)

Contesto e stile

Le liriche vocali da camera su testi di D’Annunzio appartengono al primo nucleo del sodalizio, tra il 1908 e il 1911, e rappresentano la dimensione più intima e raccolta della loro collaborazione. Sono composizioni brevi e concentrate, lontane dalla spettacolarità teatrale, ma essenziali per comprendere come Pizzetti assimilasse la parola poetica dannunziana a un livello quasi molecolare.

I pastori (1908), tratta dall’Alcyone, evoca la transumanza autunnale in Abruzzo: la migrazione delle greggi dai monti verso l’Adriatico selvaggio diventa un simbolo di continuità con le radici e di malinconia per la terra lontana. La melodia vocale, esente da quadrature, procede per gradi congiunti e note ribattute, condividendo con il testo dannunziano il senso di una mitica lontananza e di una gestualità reiterata nel tempo. Nel 1939 Pizzetti ne realizzò anche una versione per voce e orchestra. Vale la pena notare che il tema de I pastori ricomparirà trent’anni dopo nell’opera La figlia di Iorio, come fil rouge ideale che attraversa tutta la produzione ispirata al poeta abruzzese.

Erotica (1911), tratta da La Chimera, affronta un testo di carattere più sensuale, tipicamente dannunziano nella sua fusione tra eros e natura, con una scrittura vocale più cromatica e turbata rispetto all’austerità de I pastori. Entrambe le liriche confluirono nel ciclo delle Cinque liriche del 1916.

Risorse gratuite in rete

Per I pastori l’offerta su YouTube è straordinariamente ricca: la versione del tenore Cesare Valletti del 1958, quella del tenore Matthew Polenzani con Roger Vignoles al pianoforte (2003), quella del soprano Renata Scotto del 1975 e una versione per voce e orchestra. Su IMSLP lo spartito de I pastori è scaricabile gratuitamente in PDF, come primo brano delle Cinque liriche. Su Internet Archive è consultabile lo spartito originale per canto e pianoforte nell’edizione storica. Per Erotica non risultano al momento registrazioni facilmente reperibili sulle piattaforme gratuite.

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La musica corale: Cade la sera (1942)

Contesto e stile

Cade la sera è l’ultima composizione di Pizzetti su testo di D’Annunzio, scritta quattro anni dopo la morte del poeta. È il primo dei tre pezzi delle Tre composizioni corali (1942-43) per coro misto senza accompagnamento, dedicata al critico musicale Guido M. Gatti. La prima esecuzione ebbe luogo al Teatro alla Scala di Milano il 28 maggio 1946.

Scritta per coro a cappella, la composizione rispecchia la concezione estetica più profonda di Pizzetti, per il quale la voce umana era il veicolo supremo dell’espressione musicale. Il tono “largo” indicato in partitura — lento, solenne, meditativo — trasforma il testo dannunziano, con la sua tipica sensibilità panica verso il paesaggio naturale al crepuscolo, in qualcosa di quasi liturgico. L’armonia modale e il trattamento polifonico richiamano la grande tradizione rinascimentale, fondendosi con le acquisizioni armoniche del Novecento. Cade la sera condivide con le altre due composizioni del trittico — su testi rispettivamente di Isaia e di Geremia — un’atmosfera di intensa concentrazione spirituale che ha reso questo ciclo uno dei contributi più originali di Pizzetti alla musica corale del XX secolo.

Risorse gratuite in rete

Cade la sera è, paradossalmente, la composizione su testo dannunziano di Pizzetti più presente su YouTube nel repertorio corale contemporaneo: si tratta di un brano a cappella molto frequentato nei concorsi corali internazionali, con una presenza discografica amatoriale e professionale eccezionale rispetto alla rarità dell’opera in sala. Su YouTube sono disponibili numerose esecuzioni di alto livello: quella del Coro Euphonios, quella dell’ensemble UT di Lorenzo Donati al Festival Corale Internazionale di Taipei, quella del Coro Simón Bolívar del Venezuela e una registrazione dal Concorso Internazionale di Marktoberdorf (Germania, 2011).

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