Quando si parla di musica e cinema, faccio fatica a immaginare una figura più adatta di Stanley Kubrick da accostare a questo tema. La mia passione per il suo cinema è pari a quella che nutro per la musica in generale, e mi è sembrato quindi del tutto naturale scrivere qualcosa che parlasse dell’uno e dell’altra insieme. Certo, tanto — forse tutto — è già stato scritto sulla colonna sonora nel cinema di Kubrick, ed è proprio per questo motivo che ho preferito dedicarmi a qualcosa di laterale, a qualcosa che fosse in un certo senso off: fuori dagli argomenti solitamente trattati.
Eyes Wide Shut non è soltanto un grande film, ma anche una grandiosa antologia di musica contemporanea, in cui si spazia da ciò che tradizionalmente definiamo musica “colta” al jazz, con incursioni nel pop e nel rock. Il film ha inoltre il merito di avere una colonna sonora che ha raggiunto i circuiti tradizionali attraverso la pubblicazione su CD, ma anche una sorta di colonna sonora parallela che vive esclusivamente all’interno del film, lontana dalla gloria eterna del supporto fisico. Ed è di queste tracce che vorrei scrivere in questo articolo: di quei brani che non hanno trovato spazio nella pubblicazione ufficiale ma che non sono da meno per bellezza e per significato drammaturgico. In fondo all’articolo la playlist Spotify già compilata per essere ascoltata.
I brani della festa a casa Ziegler: la Victor Silvester Orchestra
La sequenza iniziale del party a casa di Victor Ziegler è, dal punto di vista musicale, una delle più dense dell’intero film. L’orchestra suona senza sosta, e la musica non è mai semplice sottofondo: accompagna gli sguardi, i movimenti, le tentazioni. Eppure quasi nulla di ciò che si ascolta in queste scene è confluito nel CD ufficiale.
Il primo brano che raggiunge le orecchie degli spettatori è “I’m in the Mood for Love”, classico del 1935 firmato da Jimmy McHugh e Dorothy Fields, nella versione della Victor Silvester Orchestra. Lo si sente appena Bill e Alice entrano in scena, scambiano qualche parola con Ziegler e sua moglie, e iniziano a ballare. A seguire, mentre Bill si avvicina a Nick Nightingale, è la volta di “It Had to Be You” (1924, Gus Kahn e Isham Jones), nella versione di Tommy Sanderson and The Sandman: Alice nel frattempo incontra Sandor Szavost al tavolo del bar.
Con “Chanson d’Amour” (1958, Wayne Shanklin), ancora nella versione della Victor Silvester Orchestra, la seduzione si fa più esplicita: Alice si lascia corteggiare dall’ungherese Szavost, prima davanti al bar poi tra gli invitati, finché non scorge suo marito in compagnia delle due modelle. Il quarto brano della serata è “Old Fashioned Way” (1976, Georges Garvarentz e Charles Aznavour): Bill chiacchiera con le due ragazze, Alice balla ancora con Sandor, fino a quando Bill non viene chiamato nel bagno da Ziegler.
Le scene in montaggio alternato tra il bagno — dove Bill soccorre Mandy, la ragazza in overdose — e la sala da ballo sono accompagnate da “When I Fall in Love” (1952, Victor Young e Edward Heyman), anch’essa nella versione della Victor Silvester Orchestra. Il brano, per coprire la lunga durata della sequenza, viene riproposto dall’inizio con un montaggio piuttosto approssimativo, tanto che lo stacco si percepisce nettamente. Chiude la carrellata “I Only Have Eyes for You” (1934, Harry Warren e Al Dubin), che accompagna il congedo di Alice da Szavost e viene interrotto bruscamente dall’arrivo di “Baby Did a Bad Bad Thing” di Chris Isaak. Nessuno di questi sei brani è presente nel CD.
I brani jazz: Domino, il Sonata Café e Nick Nightingale
Il jazz accompagna le scene più notturne e intimiste del film, quelle in cui Bill si avventura da solo nella città. Anche in questo caso, i brani scelti da Kubrick non hanno trovato posto nella pubblicazione ufficiale.
“I Got It Bad (And That Ain’t Good)” (1941, Duke Ellington e Paul Francis Webster), nella versione dell’Oscar Peterson Trio per l’etichetta Verve, si ascolta dallo stereo nell’appartamento della prostituta Domino, mentre tenta di baciare Bill. Al Sonata Café, dove Nick Nightingale suona di notte, si susseguono invece due brani eseguiti dal pianista stesso: “If I Had You” (1928, Ted Shapiro, Jimmy Campbell e Reg Connelly), nella versione di Roy Gerson, accompagna l’arrivo di Bill; “Blame It on My Youth” (1934, Oscar Levant e Edward Heyman), nella versione di Brad Mehldau, fa da sottofondo al racconto con cui Nightingale rivela a Bill l’esistenza del ballo in maschera segreto.
I brani orchestrali e corali: Mozart, Liszt e il Natale
Tra i brani assenti dal CD figurano anche due pagine di repertorio classico di grande peso simbolico. Allo Sharky’s pub, dove Bill si rifugia per sfuggire a chi lo segue, si ascolta brevemente il Requiem K. 626 di Wolfgang Amadeus Mozart — precisamente il Rex Tremendae Maiestatis — nella versione del Rais Chamber Chorus e della Berlin Radio Symphony Orchestra diretti da Uwe Gronostay. Pochi secondi, ma di grande intensità, subito prima che Bill legga sul giornale la notizia della morte per overdose di Amanda Curran.
All’obitorio, durante la visita di Bill al corpo di Amanda, risuonano invece i “Nuages Gris” (Nuvole grigie) di Franz Liszt, composti nel 1881 e suonati al pianoforte da Dominic Harlan, nipote di Kubrick. Il brano, cupo e armonicalmente instabile, si adatta con precisione alla scena. Infine, nella sequenza del supermercato in cui Bill e Alice parlano del futuro insieme alla figlia Helena, si ascolta una versione strumentale di “Jingle Bells”: un brano non accreditato nei titoli di coda, quasi una firma invisibile sulla scena più quotidiana dell’intero film.
Wien, du Stadt meiner Träume: il brano fantasma
C’è un caso che merita un discorso a parte, perché rappresenta qualcosa di diverso da una semplice scelta editoriale: “Wien, du Stadt meiner Träume” (Vienna, città dei miei sogni, 1928, Rudolph Sieczynski) compare nei titoli di coda di Eyes Wide Shut, ma non è mai udibile nel film.
La sua posizione finale nell’elenco dei credits — che nel film segue sempre l’ordine cronologico di ascolto — suggerisce che fosse destinato proprio alla scena del supermercato, quella stessa sequenza in cui invece si sente il Jingle Bells strumentale. La discrepanza tra i credits e il contenuto audio del film è stata interpretata dagli studiosi come una delle prove più concrete dell’incompiutezza del missaggio sonoro di Eyes Wide Shut: Kubrick morì il 7 marzo 1999, pochi mesi prima dell’uscita del film, e alcune scelte sulla colonna sonora non erano state definitivamente fissate. Significativamente, la presenza di questo brano è stata eliminata dal volume fotografico Stanley Kubrick: A Life in Pictures, che riporta i credits ufficiali rivisti per tutti i suoi film.
La colonna sonora pubblicata su CD: un disco di grande pregio
Parlare dei brani esclusi sarebbe incompleto senza almeno uno sguardo a ciò che invece è entrato nel CD ufficiale, distribuito dalla Warner Bros. nel 1999. La musica pubblicata non è solo un complemento al film: è un documento musicale di notevole qualità, che ha contribuito a far conoscere a un pubblico più vasto alcune delle composizioni più interessanti degli ultimi decenni.
Il disco include le due composizioni originali di Jocelyn Pook scritte appositamente per il film — “Naval Officer” e “The Dream” — insieme ai suoi brani preesistenti riadattati per la pellicola: “Masked Ball” (originariamente intitolato Backward Priests, 1997) e “Migrations” (1997), quest’ultimo costruito attorno a un canto sacro induista tratto dalla Bhagavad Gita, censurato dopo le proteste della comunità asiatica britannica. Sono presenti anche il Waltz n. 2 dalla Jazz Suite di Dmitri Shostakovich (1938), nella memorabile interpretazione della Royal Concertgebouw Orchestra diretta da Riccardo Chailly; la Musica Ricercata II di György Ligeti (1951–53), suonata al pianoforte da Dominic Harlan; e “Baby Did a Bad Bad Thing” di Chris Isaak. Per chi ama la musica contemporanea — sia quella di tradizione colta che quella ai confini tra generi — si tratta di un disco che vale la pena ascoltare indipendentemente dal film.
Conclusioni
La colonna sonora di Eyes Wide Shut è un organismo più vasto e complesso di quanto il CD ufficiale permetta di intuire. Kubrick ha sempre trattato la musica come un elemento strutturale della narrazione cinematografica, non come decorazione, e in questo film la scelta dei brani — inclusi quelli mai pubblicati — rivela una cura per il dettaglio sonoro che va ben oltre la semplice ambientazione. I valzer della Victor Silvester Orchestra, il jazz notturno, i frammenti di Mozart e Liszt: tutto contribuisce a costruire l’atmosfera sospesa e onirica del film, anche quando l’ascoltatore non ne è consapevole. La pubblicazione su CD ha dato visibilità a una parte di questa musica; il resto vive ancora, e soltanto, dentro le immagini di Kubrick.


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