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Gli strumenti elettronici dei Radiohead: una rassegna completa album per album

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Pochi gruppi nella storia della musica contemporanea hanno compiuto una trasformazione così radicale come i Radiohead. Nati nel 1985 ad Abingdon, nell’Oxfordshire inglese, i cinque — Thom Yorke, Jonny Greenwood, Ed O’Brien, Colin Greenwood e Philip Selway — hanno percorso un cammino che li ha portati da band rock alternativa a esploratori di territori elettronici inesplorati. La loro carriera è iniziata con il successo di The Bends e poi con il capolavoro prog-rock OK Computer, prima di addentrarsi nella musica elettronica sperimentale con la coppia di album Kid A e Amnesiac. Reverb News

Questo viaggio non sarebbe stato possibile senza una curiosità strumentale fuori dal comune. Nel corso degli anni i Radiohead hanno accumulato un arsenale di strumenti elettronici straordinario per varietà e rarità, facendone un uso creativo che ha ridefinito il suono del rock degli anni 2000. In questo articolo esploriamo, album per album, quali strumenti elettronici hanno caratterizzato ogni fase della loro discografia.

The Bends (1995): i primi segnali di qualcosa di diverso

The Bends è ancora un album prevalentemente rock, ma già in questa fase compaiono i primi indizi di un’inquietudine sonora. Jonny Greenwood, chitarrista e tastierista del gruppo, inizia a sperimentare con sintetizzatori analogici. Alcune tracce delle sessioni di quell’epoca — incluse le b-side Talk Show Host e Molasses — presentano già brevi ma inventivi interventi di Mellotron, lo storico strumento a nastri degli anni ’60, suonato dallo stesso Greenwood con stringhe campionate su cassette.

Il Mellotron M400 — il modello preferito dalla band — funziona in modo affascinante: ogni tasto aziona una piccola testina che legge un nastro magnetico contenente una nota reale suonata da un musicista in carne e ossa. La qualità audio, per quanto datata, produce un suono organico e leggermente imperfetto che nessun sintetizzatore digitale riesce a replicare con la stessa anima.

OK Computer (1997): il Mellotron e il sampler Akai

Con OK Computer, i Radiohead fanno un primo grande salto verso il suono elettronico, pur mantenendo una struttura rock. Il budget di registrazione — circa centomila sterline — permette alla band di acquistare nuovi strumenti e di installarli nella villa di St. Catherine’s Court nel Somerset.

Il Mellotron diventa uno dei protagonisti assoluti dell’album. Il coro sintetico del Mellotron è il momento più intenso di Exit Music (for a Film), dove la sua qualità eterea e arcaica crea un contrasto potente con i temi distopici dell’album. Reverb News Lo strumento compare anche in Airbag, dove raddoppia il riff di chitarra di Greenwood con suoni di violoncello, in Lucky, The Tourist, e nella sezione corale di Paranoid Android.

In Airbag, il primo suono dell’album è proprio il Mellotron che si sovrappone al riff di chitarra elettrica. Quando la batteria entra a quindici secondi, si tratta del suono registrato da Phil Selway, ma campionato e sequenziato attraverso un sampler Akai S3200. Reverb News Questa scelta — campionare una vera batteria anziché usare una drum machine — nasce dall’ammirazione della band per il produttore DJ Shadow, il cui album Endtroducing aveva rivoluzionato l’uso del campionamento poco prima che le sessioni di OK Computer cominciassero.

Tra gli altri strumenti elettronici dell’album spicca il Rhodes Mark 1 Suitcase 73, un pianoforte elettrico vintage che compare su diverse tracce, e l’AMS digital delay di O’Brien, usato in modo creativo in Karma Police per generare il caratteristico rumore finale, ottenuto lasciando che il delay si alimentasse da solo aumentandone la rigenerazione. Greenwood introduce anche il Moog Rogue, un sintetizzatore monofonico compatto, e una Hammond Prophecy per alcune sonorità d’organo. Nelle registrazioni si comincia anche a usare Pro Tools e Cubase su Mac, segnalando l’ingresso del computer nella catena creativa del gruppo.

Kid A (2000): la rivoluzione elettronica

Kid A è l’album che cambia tutto. I Radiohead sostituirono le chitarre con sintetizzatori, drum machine, onde Martenot e sezioni orchestrali di fiati e archi. Wikipedia La scelta fu deliberata e radicale: la band non voleva ripetere OK Computer, e si immerse nella musica di Aphex Twin, Autechre e dei compositori di musica concreta europea.

L’Onde Martenot

Lo strumento che più di tutti definisce il suono di Kid A e Amnesiac è l’Onde Martenot, un rarissimo strumento elettronico inventato nel 1928 dal francese Maurice Martenot. Jonny Greenwood ne era ossessionato fin dall’adolescenza, dopo aver ascoltato la Turangalîla-Symphonie di Olivier Messiaen. Ottenne il suo strumento nel 1999, durante le sessioni di registrazione a Parigi — lo trovò in un negozio di musica della città. MusicTech

L’Onde Martenot che Greenwood trovò a Parigi faceva parte di una serie speciale di cinquanta esemplari digitali costruita nel 1983 dal figlio di Maurice Martenot. Il modello ha quattro ottave invece delle sei originali e utilizza la sintesi additiva. The King of Gear

L’interfaccia dello strumento è ciò che lo rende unico: il musicista controlla il volume tramite una sensibilissima pressione delle dita, mentre l’intonazione può essere gestita sia da una tastiera sia da un anello che scorre su un cavo metallico, consentendo glissandi e microtonalità impossibili da ottenere con un pianoforte convenzionale. Brani come Kid A, The National Anthem, How to Disappear Completely, Optimistic, Motion Picture Soundtrack, Pyramid Song, You and Whose Army e Morning Bell/Amnesiac contengono tutti l’Onde Martenot. The King of Gear

Il Prophet-5 e il sintetizzatore modulare

Il primo uso prominente del Prophet-5 è nella traccia d’apertura di Kid A, Everything in Its Right Place. Il suono del synth ricorda un pianoforte Rhodes, ma man mano che il brano avanza il filtro si apre progressivamente, rendendolo sempre più elettronico. Reverb News Il Sequential Circuits Prophet-5 è un sintetizzatore polifonico analogico degli anni ’70 diventato leggendario per la ricchezza e il calore del suo suono.

Greenwood utilizza anche un sintetizzatore modulare Analogue Systems per la costruzione di alcune sonorità. Idioteque viene costruita partendo da un pattern di drum machine creato da Jonny Greenwood al sintetizzatore modulare. Greenwood non ricorda l’origine dell’accordo di quattro note del brano, ma in seguito si rende conto di averlo campionato da Mild und Leise, un pezzo di musica elettronica di Paul Lansky del 1976. Wikipedia

Il Minimoog e il laptop

Il Minimoog — il sintetizzatore monofonico più leggendario della storia — compare anche in questa fase per alcune linee di basso e sonorità dense, insieme all’uso massiccio del laptop da parte di Thom Yorke e Greenwood per il processing digitale del suono. Yorke crea lo strumentale Treefingers campionando e processando digitalmente la chitarra di Ed O’Brien per ottenere un suono ambient. Wikipedia

Amnesiac (2001): la continuazione del laboratorio

Amnesiac nasce dalle stesse sessioni di Kid A e ne condivide in gran parte l’arsenale strumentale. L’Onde Martenot è presente in molti brani dell’album, tra cui Pyramid Song. The King of Gear La French Connection di Analogue Systems — un controller progettato su commissione di Greenwood per sostituire l’originale Onde Martenot nelle esibizioni dal vivo — viene introdotta in questo periodo: il prezzo elevato del pezzo originale e il rischio di danneggiarlo durante i tour spingono Greenwood a commissionare uno strumento alternativo.

Il Minimoog torna per alcune sonorità di basso, e i laptop con software come Max/MSP — linguaggio di programmazione musicale suggerito dal produttore Nigel Godrich — diventano parte integrante della composizione. Greenwood, formatosi anche come programmatore, utilizza Max per connettere in modo nuovo la programmazione informatica alla creazione musicale. Fandom

Hail to the Thief (2003): chitarre e sintesi a confronto

Hail to the Thief segna un parziale ritorno alla chitarra, ma senza rinunciare all’eredità elettronica dei due album precedenti. L’Onde Martenot — o più precisamente la French Connection di Analogue Systems — compare in Where I End and You Begin, brano dedicato alla memoria di Jeanne Loriod, pioniera dello strumento. Il Prophet-5 continua a essere presente nelle sessioni. Thom Yorke utilizza ampiamente il laptop per la manipolazione in tempo reale del suono, e il campionatore rimane uno strumento centrale nell’approccio produttivo della band, che lavora con Pro Tools come DAW principale.

In Rainbows (2007): l’equilibrio tra organico ed elettronico

Con In Rainbows i Radiohead trovano un equilibrio più maturo tra suono organico e processing elettronico. Il Prophet-5 è presente nelle sessioni di registrazione, e il Minimoog contribuisce alle linee di basso più dense. I sintetizzatori sono usati in modo più sottile rispetto a Kid A, integrati con arrangiamenti per archi scritti da Jonny Greenwood che mescolano la tradizione orchestrale con la produzione elettronica di Nigel Godrich. I laptops con Max/MSP e Ableton Live fanno parte del flusso di lavoro standard, e il campionamento rimane una tecnica compositiva centrale.

The King of Limbs (2011): loop, campioni e il Minimoog

The King of Limbs è l’album in cui il metodo compositivo si fa più radicale. Radiohead e il produttore Nigel Godrich decidono fin dall’inizio di lavorare manipolando le loro registrazioni con campionamento, loop e giradischi. Greenwood spiega: “Non volevamo imbracciare chitarre e scrivere sequenze di accordi. Non volevamo sederci davanti a un computer. Volevamo una terza cosa, che implicasse suonare e programmare”. Consequence

La maggior parte di The King of Limbs è costruita da campioni di batteria, loop strumentali, suoni naturali e una grande quantità di manipolazione software. altrockchick

Il Minimoog Model D del 1974 è protagonista assoluto. Radiohead mette le mani su un Minimoog Model D originale del 1974 per creare il basso corposo e alcuni suoni aggiuntivi in Lotus Flower. Noto per i suoi filtri Ladder e il trio di VCO adatti alle basse frequenze, è la scelta ideale per creare una linea di basso che riempie le frequenze senza coprire il falsetto di Yorke. MusicTech

Il Prophet-8 — prodotto da Dave Smith Instruments — entra nel parco strumenti della band. Identikit, che era già un brano popolare dal vivo prima di essere pubblicato su A Moon Shaped Pool, presenta il Prophet-8 nella sezione post-ritornello, dove esegue un’ascendente linea di sintetizzatore. MusicTech

A Moon Shaped Pool (2016): archi, elettronica e una nuova maturità

L’ultimo album in studio dei Radiohead è forse il più riuscito dal punto di vista dell’integrazione tra suono orchestrale ed elettronico. Il Prophet-5 è ancora presente nelle sessioni: una foto scattata durante le sessioni di registrazione a Studio La Fabrique intorno al 2015 mostra Thom Yorke mentre regola un Prophet-5 REV3. The King of Gear

Gli arrangiamenti orchestrali di Greenwood — che nel frattempo aveva costruito una solida carriera come compositore cinematografico — si fondono con il processing digitale, creando un suono in cui i confini tra acustico ed elettronico diventano irriconoscibili. Il Mellotron torna a fare capolino in alcuni momenti dell’album, e i sintetizzatori modulari continuano a fornire texture ambientali.

Gli strumenti elettronici chiave: uno sguardo d’insieme

Ripercorrendo la discografia dei Radiohead, emergono alcuni strumenti che hanno definito il loro suono in modo trasversale. Il Mellotron M400 è il filo conduttore che collega le atmosfere prog-rock di OK Computer alle ambizioni cinematografiche dei lavori successivi. Il Prophet-5 di Sequential Circuits è il polifonico analogico che dà calore e profondità alle tastiere dall’era Kid A in poi. L’Onde Martenot, nelle mani di Jonny Greenwood, è lo strumento più insolito e riconoscibile del loro arsenale — uno strumento del 1928 che in qualche modo sembra fatto apposta per il sound di Kid A. Il Minimoog è il basso elettronico per eccellenza, usato dalla band per oltre un decennio. Infine, il laptop — con software come Max/MSP e Ableton Live — rappresenta il “non-strumento” che ha cambiato il modo in cui la band pensa alla composizione.

Ciò che rende il percorso dei Radiohead così affascinante non è solo la lista degli strumenti usati, ma il modo in cui ogni scelta strumentale è sempre stata al servizio di un’idea musicale precisa, mai fine a se stessa. In questo senso, la loro discografia è anche una storia dell’evoluzione degli strumenti elettronici nel rock contemporaneo.

Ti è piaciuto questo articolo? Un percorso simile l’ho approntato anche per i Pink Floyd, cui ho dedicato un contenuto sull’uso della strumentazione elettronica per il loro capolavoro The Wall.

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