Music 360


Il Music 360 è il primo, tra i software per la musica appartenenti alla famiglia dei Music N, ad essere realizzato da Barry Vercoe, oggi noto in particolare per lo sviluppo di Csound, di cui il Music 360 ne rappresenta il più vecchio antecedente.

Cenni storici – Barry Vercoe iniziò a lavorare al Music 360 già negli ultimi mesi del 1968, per poi terminarlo, al Massachusetts Institute of Technology (MIT), l’anno successivo. La realizzazione del Music 360 raccoglieva l’eredità di un altro software appartenente alla famiglia dei Music N, il Music 4B, alla cui realizzazione contribuì anche Barry Vercoe nel 1963 a Princeton con Godfrey Winham, Hubert Howe e James K. Randall, lo stesso gruppo di lavoro che tre anni più tardi realizzò una nuova versione denominata Music IVBF. Entrambe le versioni erano profondamente debitrici nei confronti del Music IV di Max Mathews; motivo per cui anche il Music 360 si presentava più simile a quella versione che non al Music V realizzato nel 1968.

Ritorno all’assembler – Tuttavia la versione di Music N a cui il Music 360 era senza dubbio maggiormente legato era il Music 4B, tanto che l’obbiettivo iniziale di Barry Vercoe doveva essere proprio quello di realizzare un linguaggio front-end per il Music 4B. Quest’obbiettivo incise profondamente anche sulla scelta di adottare un linguaggio macchina al posto di un linguaggio di alto livello verso cui si stavano orientando i software musicali di recente realizzazione, come il Music V, ad esempio. Il numero 360 indica proprio l’assembler dell’IBM 360 per il quale il software fu sviluppato.

In realtà, inizialmente, Vercoe aveva preventivato l’utilizzo del BEFAP, l’assembler dell’IBM 7094 di Princeton, su cui aveva aveva fatto le sue prime esperienze. Una volta che iniziò a lavorare alla sua versione di Music N, Vercoe si trovò di fronte una macchina diversa che lo costrinse ad un cambio di strategia.[1] A questo si aggiungeva anche una volontà di sfruttare al massimo la maggiore velocità di computazione che il linguaggio macchina garantiva rispetto ai linguaggi di alto livello come il Fortran, ad esempio.

L’uso che si fece di questo software testimonia come il lavoro finale si potesse ritenere più che soddisfacente, se si pensa che restò in circolazione fino ai primi anni Novanta. In Italia fu importato al Centro di Sonologia Computazionale di Padova dal compositore americano James Dashow, il quale vi realizzò anche un versione personalizzata denominata Music 30.[3]

Di seguito potete leggere il manuale di riferimento del 1973 per il Music 360:

 

Riferimenti:

[1] AA.VV., The Csound Book, a cura di Richard Boulanger, The Mit Press, New York, 2000.
[2] Barry Vercoe, Music 360, Reference Manual, Studio for Experimental Music, M.I.T., 1973.
[3] Richard Karpen, An Interview with James Dashow, Computer Music Journal, Vol. 27 [2], 2003, pp. 14 – 29.

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