Music V


Il Music V è un software per la sintesi dei suoni. È tra i più noti della famiglia Music N, certamente il primo ad aver avuto una diffusione oltre i confini degli Stati Uniti.

Cenni storici – Benché il Music IV si fosse dimostrato un software dalle prestazioni ottime, si palesò ben presto l’esigenza di sviluppare una nuova versione, in virtù della disponibilità dei nuovi computer di terza generazione.[1] Nello specifico dei Bell Labs, l’IBM 7094 fu sostituito dal GE 645 della General Electric. A questo aspetto si aggiunge anche un’altra motivazione: l’intenzione di Max Mathews di realizzare una personale versione Music N programmata in FORTRAN (FOTRAN IV ad essere precisi), abbandonando così l’Assembler come già era stato fatto per il Music IVF e il Music IVBF. Realizzato nel 1968 (anch’esso ai Bell Labs del New Jersey), il Music V presentava delle novità tali che fecero di questo software uno dei più importanti per l’evoluzione della computer music, negli Stati Uniti quanto in Europa.

Le novità – Per quanto riguarda l novità introdotte con il Music V, il riferimento va fatto con il suo predecessore, il Music IV. Il primo elemento caratterizzante, come già detto, fu l’adozione del FORTRAN in sostituzione dell’Assembler. Max Mathews spiega, rispetto a questo argomento, che l’adozione del FORTRAN non incise sulle prestazioni del Music V che, in verità, si presentava molto più veloce della versione precedente. Va specificato, inoltre, che il Music V non fu programmato interamente in FORTRAN. Infatti, alcuni elementi (quelli più utilizzati) furono mantenuti in linguaggio macchina. In generale, per quanto concerne la programmazione, il Music V fu interessato da un minuzioso lavoro di revisione eseguito al fine di eliminare imperfezioni e sbavature di programmazione, in modo da migliorarne le prestazioni generali. Una novità interessenza fu il processo di semplificazione per l’inserimento dei dati sia in orchestra che in partitura (vedi Music N): in effetti le due sezioni furono integrate in un unico file, in maniera che l’intera composizione si potesse specificare interamente dentro lo score.[1] Infine ricordiamo un altro aspetto altrettanto interessante, soprattutto per i successivi sviluppi della computer music: la realizzazione di nuovi moduli che consentivano di importare nel Music V suoni registrati analogicamente e trasferiti nel computer attraverso un convertitore ADC.

L’open source – Un ultimo aspetto è degno di considerazione, anche se prescinde dagli aspetti specifici della computer music. Max Mathews chiese esplicitamente ai Laboratori Bell di non commercializzare il nuovo software ma di metterlo a disposizione in forma gratuita. Si trattava, in sostanza, della prima forma di open source nel software, un aspetto oggi largamente diffuso in rete e che interessa anche prodotti quali Csound o Pure Data, per fare alcuni esempi. Non solo. In questo modo si diede un grande stimolo alla ricerca e la produzione di computer music ed è per questo motivo che il Music V si pone come punto di snodo all’interno di tutta la famiglia dei Music N, sia rispetto alla nascita di nuovi programmi e sia rispetto alla diffusione di questa tipologia di software in altri centri internazionali. Pensiamo all’Ircam di Parigi, per citarne uno su tutti.

I limiti – C’erano solo due aspetti su cui il Music V mostrava ancora delle debolezze. Il primo era legato al tempo reale. Il Music V, come molti altri software degli anni successivi, era stato sviluppato per il tempo differito, anche a causa dei limiti propri dell’hardware. Il secondo aspetto, invece, era legato a una questione tecnica interna al programma. Mathews aveva scelto di eliminare, in fase di progettazione, i moduli che consentivano il filtraggio dei suoni e che consentivano di agire direttamente sulla forma d’onda generata al fine di ottenere particolari risultati timbrici. Questo comportava delle restrizioni sull’uso del programma che spinsero i ricercatori di altri centri a sviluppare versioni personalizzate del software di Mathews.

Altri sviluppi – Con il Music V si chiude l’esperienza di Mathews intorno ai software per la sintesi. La sua attività nell’ambito della musica informatica, comunque, prosegue verso altre strade che raccoglievano l’esperienza di lavoro acquisita negli anni precedenti. In particolare Mathews si interessò a questioni che avevano stimolato fin dai primi anni la sua attività, quali l’aspetto performativo, l’esecuzione e la sintesi in tempo reale. La soddisfazione di questi obbiettivi lo portò a sviluppare prima il sistema GROOVE, poi il Radio Baton Conductor Program e infine a sviluppare il primo modello di violino digitale. Per quanto riguarda i Music N, invece, il Music V si pone come nuovo punto di riferimento per i successivi software, tra i quali Mus10, Cmusic e Cmix. Nello stesso anno del Music V, invece, fu sviluppato un nuovo software: il Music 360, ispirato più al suo predecessore, il Music IV.

Diffusione del Music V – Il Music V ha svolto un ruolo importante anche per la nascita della computer music in altri centri di ricerca localizzati sia negli Stati Uniti sia in Europa. Sulla sua diffusione certamente ha contribuito molto la disponibilità gratuità, come specificato sopra. La sua larga diffusione (tra i tanti centri che potremmo citare vale la pena ricordare almeno l’Ircam di Parigi e il Groupe de Recherches Musicales di Pierre Schaeffer o anche il Centro di Sonologia Computazionale di Padova) rese necessaria anche una documentazione di riferimento. Per questo motivo Max Mathews e i suoi collaboratori pubblicarono il libro The Technology of Computer Music che per molti anni sarà un punto di riferimento per tutti coloro interessati a fare musica con il computer.[2]

 

Per scrivere questa voce ho letto:

[1] Max Mathews, The Technology of Computer Music, The MIT Press, 1969.
[2] Alex Di Nunzio, Genesi, sviluppo e diffusione del software Music N nella storia della composizione musicale, Tesi di laurea, Università di Bologna: D.A.M.S. Musica, 2010.

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