AA. VV. – Music From Mathematics


cover-music-from-mathematics-first-edition-1960Titolo: Music From Mathematics
Autori: Vari
Produzione: Bell Telephone Laboratories, Inc.
Anno: 1960
Tracce: 11
Formato: Lp 33 giri
Durata: 00:21.54

Prima di addentrarmi nei dettagli di questa registrazione, è bene fare chiarezza su un punto ben preciso: in circolazione vi sono due raccolte che hanno il titolo Music From Mathematics: la prima, datata 1960, è quella presentata in questa recensione; la seconda, edita due anni dopo, è stata già recensita su musicainformatica molto tempo fa in questo articolo.

A suo tempo ho dato la priorità alla seconda edizione perchè tra le due è senza dubbio quella più nota, benchè l’edizione del 1960 contenga dei materiali piuttosto interessanti da un punto di vista storico.

Al di là del successo, parola del resto inappropriata per una raccolta di questo genere, ciò che realmente distingue queste due edizioni va cercato negli scopi che ne motivarono la commercializzazione. Se l’edizione del 1962 può essere considerata un’antologia che raccoglie e documenta gli esperimenti di computer music realizzati ai laboratori Bell con i Music N di Max Mathews, quella del 1960 palesa una chiara intenzione divulgativa, perfino didattica potrei azzardare. In effetti le scelte editoriali evidenziano l’intenzione di illustrare agli ascoltatori in che maniera il computer e la matematica potevano essere utilizzati per comporre musica.

 

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La copertina dell’edizione del 1962 di Music From Mathematics.

Due sono le caratteristiche che confermano questa scelta: la presenza di una voce narrante, che introduce i diversi esperimenti e accompagna l’ascoltatore in un percorso di conoscenza della computer music, e la presenza di un ricco libretto, che non si limita a presentare le tracce ma nell’arco delle 24 pagine approfondisce gli esperimenti più interessanti e spiega con chiarezza in che maniera è possibile comporre musica attraverso il computer ed ascoltarne il risultato sonoro.

Formalmente questa antologia è suddivisa in due parti, la prima della quali è costituita dal lato A che porta il sottotitolo Compositions on a Well-Tempered Computer, e che raccoglie esperimenti di musica sintetizzata attraverso il computer, tutti realizzati ai laboratori Bell. La seconda parte, il lato B dell’album, raccoglie alcuni esperimenti che appartengono alla categoria delle opere composte attraverso l’assistenza del computer. Detto in altri termini si tratta di lavori in cui il computer è stato utilizzato per la generazione della partitura, poi eseguita da un organico strumentale tradizionale.

Non voglio ripetermi sui lavori presenti sul lato A, di cui ho scritto qualcosa nella recensione per l’edizione del 1962, a cui vi rimando per un approfondimento. Preferisco dedicare qualche rigo ai lavori del lato B, dove certamente non poteva mancare il quartetto d’archi Illiac Suite di Lejaren Hiller, considerata la prima opera in assoluto composta mediante un computer. Altrettanto interessante è anche la presenza del brano Music by Chance, risultato delle sperimentazioni condotte da John Pierce e Betty Shannon. Il dato interessante di questa rarissima registrazione sta nel fatto che Pierce presentò i propri esperimenti come precedenti a quelli condotti da Richard Pinkerton e considerati da molti il modello di riferimento per le successive sperimentazioni degli anni Cinquanta.

Molto interessante, per la metodologia adottata, è anche l’esperimento di David Slepian per la traccia Improvisations On A Random Piano. Questi parte dal presupposto che la scrittura creativa di un compositore è inesorabilmente influenzato da ciò che fino a quel momento abbiamo ascoltato durante la nostra esistenza. In un certo senso, sostiene Slepian, la nostra mente è una sorta di database di stili, ritmi, armonie e così via, a cui attingiamo nel momento in cui ci troviamo a dover risolvere un problema compositivo; una caratteristica che secondo Slepian poteva essere facilmente replicata anche nel contesto digitale di un computer; in effetti va ricordato che la metodologia adottata da Hiller in fondo si basava sugli stessi identici concetti.

La chiusura dell’album è affidata ad un esperimento di sintesi vocale realizzato da John Kelly e Louis Gerstman, i quali programmarono un computer per fargli sintetizzare la frase Thanks for listenting, lo stesso ringraziamento che rivolgo a voi prima di lasciarvi all’ascolto dell’intero album:

E per chi volesse approfondire, pubblico anche l’estratto di alcune pagine del booklet interno:

Tracce:

1. John Pierce – Stochatta
2. Max Mathews – Three Against Four
3. John Pierce – Beat Canon
4. Newman Guttman – Pitch Variations
5. Max Mathews – Numerology
6. John Pierce – Variations In Timbre And Attack
7. David Lewin – Study One
8. Lejaren Hiller – Excerpt From Illiac Suite For String Quartet
9. John Pierce, M. E. Shannon – Music By Chance
10. David Slepian – Improvisations On A Random Piano
11. John Kelly, Louis Gerstman – The Voice Of The Computer

 

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