Dagli archivi dell’Università di Yale arriva questa preziosa risorsa in libera consultazione, individuata durante una delle mie ultime sessioni di ricerca. Su Puccini avevo già riportato altri materiali molto interessanti (i cui link aggiungo in fondo alla pagina) e l’apprezzamento ricevuto mi ha spinto ad ampliare la ricerca verso altri archivi, prima inesplorati, che mi ha portato a intercettare questa lettera manoscritta interamente digitalizzata, che il giovane Puccini scrisse all’affettuosa attenzione della propria madre. Un documento veramente prezioso e interessante. Ovviamente non mi sono limitato alla segnalazione della risorsa ma ho provveduto anche a trascriverne il testo, laddove comprensibile.
C’è un Giacomo Puccini che viene prima di Bohème, Tosca e Madama Butterfly: uno studente di ventitré anni che vive in una camera d’affitto a Milano, conta i centesimi spesi a pranzo e scrive a casa per chiedere soldi, raccontando nel frattempo le serate alla Scala. La lettera di Puccini alla madre Albina Magi presentata qui, datata dal catalogo al 24 febbraio 1882, è un ritratto fedele di quegli anni. Il manoscritto originale è conservato e digitalizzato dalla Yale University Library, e in fondo all’articolo trovi il link per sfogliarlo. Quella che segue è una trascrizione interpretativa, non un’edizione filologica: la grafia è molto corsiva, ci sono cancellature e in alcuni punti l’inchiostro trapassa dal retro del foglio. Per rendere trasparente la lettura ho adottato due segni. Una parola seguita da [?] è stata letta ma resta incerta. Il simbolo […] indica una parola o un passo che non è stato possibile decifrare. Le frasi cancellate dallo stesso Puccini sono segnalate come tali.
Puccini nel 1882: uno studente squattrinato al Conservatorio di Milano
Nel febbraio del 1882 Puccini è a Milano da poco più di un anno. Nato a Lucca nel 1858 in una famiglia di musicisti da quattro generazioni, ha perso il padre Michele a soli cinque anni. È la madre, Albina Magi, a crescere da sola i figli e a credere con ostinazione nel talento di Giacomo. Il trasferimento al Conservatorio di Milano, nell’autunno del 1880, è reso possibile da una borsa concessa dalla regina Margherita e dall’aiuto economico del medico Nicolao Cerù, parente della famiglia, che compare anche in questa lettera.
A Milano Puccini studia composizione con Antonio Bazzini e Amilcare Ponchielli, frequenta i loggioni dei teatri e vive con pochissimo denaro. Le lettere alla madre di questi anni hanno sempre lo stesso andamento: notizie dal Conservatorio, entusiasmi teatrali, bilanci minuziosi e richieste di aiuto. Pochi mesi dopo arriverà la svolta: nel 1883 il Capriccio sinfonico, suo saggio di diploma, viene accolto con favore, e nel 1884 debutta la sua prima opera, Le Villi. Albina morirà proprio nel 1884, senza vedere i grandi successi del figlio.
La lettera e il manoscritto conservato alla Yale University
La lettera occupa quattro facciate di un foglio a quadretti piegato in due. Le prime tre sono scritte in orizzontale. La quarta, che contiene la chiusa e la firma, è scritta di traverso sul foglio e si sovrappone al testo che trapassa dall’altra parte. Il documento fa parte delle raccolte musicali della Yale University Library, dove è catalogato come lettera di Giacomo Puccini alla madre Albina Magi.
La datazione è confermata da un dettaglio interno: Puccini scrive da “Milano, Venerdì” e racconta la prima rappresentazione italiana dell’Erodiade di Massenet alla Scala, avvenuta il 23 febbraio 1882, un giovedì. La lettera è quindi stata scritta il giorno dopo, a caldo. Il tono alterna cronaca, affetto e una buona dose di teatralità quando si arriva al capitolo dei soldi.
Prima facciata: l’Erodiade di Massenet alla Scala
La prima facciata è dedicata quasi interamente alla prima italiana di Hérodiade di Jules Massenet, andata in scena alla Scala in traduzione italiana con il titolo Erodiade, sotto la direzione di Franco Faccio. Per il giovane Puccini, che di lì a pochi anni farà del teatro d’opera la sua vita, è un’esperienza decisiva. Lo colpiscono la durata della serata, i costi dell’allestimento e lo sfarzo di scene e costumi, ma anche la reazione del pubblico milanese, prima diffidente e poi conquistato. Si nota anche il confronto, appena accennato, tra quel mondo grandioso e la condizione dei “poveri studenti”.
Cara Mamma,
Milano, VenerdìDopo molto silenzio [?] […] la decisione [?] finalmente di scriverle per dirle che ho passato un carnevale […] in un divertimento continuo [?] e infatti [?] […] sono stato alla prima rappresentazione dell’Erodiade di Massenet alla Scala. Cominciando alle 8 (otto), si finì [?] all’una e mezzo. È stato un vero spettacolo [?], che molti dicono [?] che bella musica! È un teatro [?] […] un’impresa che ha speso le 30.000 lire. Il maestro ha avuto 15 chiamate e ci sono stati due bis. La prima sera [?] è stata un po’ di burrasca e malumore [?] del pubblico a uggia (dico io). Della magnificenza [?] e del maestro poi il pubblico mal disposto s’è dovuto inchinare [?] davanti al genio indiscutibile del […]. Che aspetto, che […] e che sfarzo di vestiario e di scene! Roba addirittura da fare ammattire! […] Noi poveri [?] studenti […] in confronto ad uno […] colossale di quella fatta lì! Ci sono stati tanti […] dal […] alla Scala e io sono [?] stato a letto [?]! [riga cancellata] Domenica […] l’altro giorno [?] […] che vuole è presto [?] e tanto che la […]
Seconda facciata: Bazzini direttore e il conto delle spese
La seconda facciata si apre con una notizia importante per la vita del Conservatorio: la nomina di Antonio Bazzini, violinista e compositore bresciano e insegnante di Puccini, a direttore dell’istituto, avvenuta proprio nel 1882. Subito dopo la lettera cambia registro e diventa un vero e proprio bilancio mensile dello studente: l’affitto della camera, il pianoforte a noleggio, la carta da musica, il lume, i pasti. È uno spaccato prezioso della vita quotidiana di un giovane musicista nella Milano di fine Ottocento.
Bazzini è stato nominato finalmente direttore del Conservatorio. Fino ad ora [?] non ci ho capito […]. Ho trovato un quartetto [?] […] che è riuscito bene […] anche Bazzini — che festa […]! Si sono rotti [?] i […] questo carnevale [?]. Il collo di velluto non […] porto per […] il paltò, l’ho fatto rivoltare [?] quando era […], il freddo se lo vuole [?]. Ieri [?] […] ho fatto fare il […] compagno al gilet che avevo […] ed ho speso 9 lire, cioè […] tutto [?] […] nuovo. Mi mandi subito i denari perché sono senza [?], e in tutto credo a modo di questo giorno […] che ho speso qualcosa in teatro e cittadini [?] […] e quest’anno non c’è mica […] dell’anno passato! Anche gli devo sempre dei denari dell’altro mese, e domani questo mese mi toccherà a pagare l’affitto intiero, che prima eran 15 lire. Fino ad ora l’ha sempre pagato lui e capirà, sono 40 lire che vanno via di testa, poi [?] […]. Di mio spese [?] sono queste: 9.50 pianoforte ([…], dico) e 40 la camera, 6 circa per altre spese [?], 5 di carta da musica […], 2 di lume, e [?] […] 50 per mangiare [cancellato: qualche volta al teatro e al caffè]. Capisce che non ci arrivo!
Terza facciata: il paltò, i calzoni e i saluti a Lucca
Nella terza facciata le richieste diventano più precise: denaro subito, un paltò da sistemare, un paio di calzoni nuovi. Puccini alterna insistenza e affetto. Chiede di salutare lo zio Cerù, che sosteneva i suoi studi, e domanda notizie della famiglia rimasta a Lucca, dove la madre viveva con le sorelle Otilia, Tomaide, Nitteti, Iginia e Ramelde. In chiusura si trova uno dei dettagli più eloquenti della lettera: il prezzo del pranzo, 90 centesimi per una minestra e un piatto, più il pane.
Se può mandarli subito sarebbe bene, così non devo ricorrere a chi mi […] — non voglio attaccar lite come altre volte. — Sono senza [?], scarpe rotte [?]. Dica al Cerù che gli scriverò e lo saluti. Anche la prego di parlare […] se poteste mandarmi qualche cosa di grattino [?]: una 20ina di lire, così mi farei una […] per l’amor [?] di questo paltò che sto […] e che se li potesse avere [?] (i denari) […] successivi a 5 franchi alla volta mi farebbe gran piacere. — Avrei bisogno anche di un paio di calzoni, giacché […] quelli che ho non sono più […] — non ne ho più comprati. Bisogno di esser contento [?]. […] Non si […] a […] i bisogni, ma ciò che ho detto non è superfluo, è proprio necessario — e lei come se la passa? Nitteti [?] è guarita [?]? […] Ramelde [?] sta bene? Iginia [?] e […] anche allegre [?] […] che […] voglia sapere […] gli ho scritto l’altra volta […] dopo che avevo impostato la carta […]. Ottilia [?] e […] che sono salutati da mia parte.
Infatti [?] perché vado a mangiare e poco perché spendo 90 centesimi a desinare: la minestra e un piatto e 10 centesimi il pane e […] altro.
(in fondo, a matita) esco tutti i giorni alle […]
Quarta facciata: «Sono spiantato!»
L’ultima facciata è la più breve e forse la più famosa. Puccini la scrive di traverso sul foglio, sopra le righe che trapassano dall’altro lato, quasi come un post scriptum: le “ultime notizie” si riducono a un’esclamazione, “sono spiantato!!”, seguita da un’ultima richiesta di denaro, un bacio e la firma. In poche righe c’è tutto il tono della lettera: ironico, affettuoso e senza giri di parole.
Ultime notizie: sono spiantato!!
Giacché tutto quello che guadagno [?] […]
18 o 30 lire [?] — a Milano però [?] —
subito, e un bacio.
Il
Tuo Giacomo
Dove leggere le lettere di Puccini e consultare il manoscritto originale
Chi vuole approfondire la corrispondenza del compositore ha a disposizione l’Epistolario pubblicato nell’ambito dell’Edizione nazionale delle opere di Giacomo Puccini, a cura di Gabriella Biagi Ravenni e Dieter Schickling (Leo S. Olschki). Il primo volume raccoglie le lettere dal 1877 al 1896, dagli anni di studio fino al successo di Bohème, ed è il riferimento per chi ha bisogno di una trascrizione filologica e di citazioni esatte.
La lettura proposta in questo articolo va intesa come una guida al documento: le parole marcate con [?] e i passi indicati con […] possono essere confrontati direttamente con l’originale. Il manoscritto digitalizzato, con le immagini ad alta risoluzione di tutte e quattro le facciate, è consultabile gratuitamente sul sito delle collezioni digitali della Yale University Library: https://collections.library.yale.edu/catalog/2032699
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