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Il Digital Signal Processing dell’Ircam: la versione 4C

Il processore 4C รจ il terzo nella serie di processori ideati per la produzione di musica con il computer music, sviluppati dal fisico italiano Giuseppe Di Giugno, durante gli anni Settanta all’Ircam di Parigi.

La collaborazione con Alain Chauvau e Luciano Berio

Dopo aver completato il processore digitale 4B, nel 1977, il fisico italiano Giuseppe Di Giugno giร  nel mese di Gennaio del 1978 iniziรฒ a lavorare alla realizzazione del 4C, il terzo nella serie di processori ideati da Di Giugno e anchโ€™esso, come il predecessore, studiato per essere implementato su unโ€™unica scheda di circuiti integrati ma, differentemente, fu progettato per un computer PDP-11/55. Il lavoro fu avviato con la collaborazione di Alain Chauveau che insieme a Di Giugno faceva parte dello staff del Dipartimento di Elettroacustica diretto da Luciano Berio. Il processore 4C, con tutto il bagaglio delle sue funzionalitร  avanzate, fu completato nel mese di Maggio dello stesso anno.

Il software Syn4B per il controllo del processore digitale

Il Syn4B รจ un software gestionale per il processore 4B che ha avuto un ruolo importante nella realizzazione del 4C. In effetti proprio questo software aveva mostrato i maggiori limiti del secondo processore digitale sviluppato allโ€™Ircam, determinando cosรฌ la necessitร  di una versione avanzata. Il problema principale, riscontrato nel processore 4B, era legato alla generazione di rumori indesiderati causati dalla differenza di frequenza di campionamento a cui lavorava il processore e quella con cui erano generati gli inviluppi. A questo si aggiungevano diffuse problematiche connettive.

Pierre Boulez e l’Ircam

I limiti del 4B mostrati dal software Syn4B spinsero, cosรฌ, alla realizzazione del 4C. Questo fu il piรน importante progetto portato avanti allโ€™Ircam nel 1978. Del resto va detto che quello era anche il primo anno completo dellโ€™Istituto diretto da Pierre Boulez, aperto formalmente nel 1977. Per questo motivo il progetto sul 4C era avvertito con una certa pressione da parte di chi vi prese parte. Oltre a Di Giugno e Chauveau vi presero parte anche Didier Roncin, il quale si occupรฒ di realizzare le repliche di questo dispositivo finchรฉ fu utilizzato, poi Curtis Abbott, Jim Lawson e Jean Kott che invece si occuparono di progettare e realizzare software gestionali dedicati.

Un processore da alte prestazioni

Il processore 4C si presentava come una macchina ottimizzata per la sintesi digitale, che consentiva di utilizzare almeno 16 differenti forme dโ€™onda e che si basava essenzialmente su micro moduli interconnettibili. Le funzionalitร  e le connessioni dei micro moduli potevano essere gestite attraverso microprogrammi salvati in memorie di sola lettura. Questo scelta contribuรฌ a rendere il 4C un processore dalle ottime prestazioni. Le connessioni tra i moduli non erano direttamente gestibili dallโ€™utente ma per via del fatto che certe connessioni, rispetto al numero elevato di connessioni possibili, si rivelarono, per consuetudine, piรน utilizzate di altre, Di Giugno e Jean Kott approntarono una serie di subroutines attraverso cui richiamare quelle configurazioni considerate standard. Non va dimenticato che il processore 4C poteva essere utilizzato anche come periferica esterna di appoggio per i tradizionali programmi di sintesi, come il Music V o il Music 10 di cui lโ€™Ircam disponeva in quegli anni.

Il Sistema 4C

Al di lร  delle sue caratteristiche specifiche, va ricordato che il processore 4C era un elemento allโ€™interno di un sistema piรน grande. In particolare poteva presentarsi in due configurazioni principali: la prima, che potremmo definire una versione light, prevedeva un collegamento bidirezionale verso il calcolatore PDP-11, a sua volta controllabile tramite una telescrivente e collegato ad una memoria, e verso quattro convertitori DAC, come del resto mostrato in figura 1.

4C_configurazione_light

Performance da tempo reale

Questa versione leggera permetteva di lavorare in tempo reale sfruttando le potenzialitร  di 64 oscillatori, 32 inviluppi per il controllo del volume e per altre funzioni il tutto ad una frequenza di campionamento di 16 kHz per un utilizzo al massimo delle prestazioni, altrimenti aumentabile ma a discapito di una diminuzione della unitร  utilizzabili.

Il Sistema 4C standard

Una seconda configurazione (definita standard perchรฉ preferita dai compositori che gravitarono allโ€™Ircam) inquadrava il processore 4C allโ€™interno di un sistema certamente piรน complesso ma anche con prestazioni piรน interessanti.

4C_configurazione_standard

In aggiunta alla configurazione precedente, dalla figura sopra possiamo notare la presenza di controller (del resto giร  implementati con la 4B) ma soprattutto uno switch Annex, realizzato da Peter Eastty, che consentiva di connettere unโ€™Analogical-Digital-Converter (un convertitore di buona qualitร  progettato da Tim Orr) ad una memoria ad accesso diretto che consentiva di effettuare registrazioni digitali o di processare dal vivo suoni introdotti dallโ€™esterno. La possibilitร  di caricare suoni esterni era, probabilmente, una delle novitร  fondamentali del 4C rispetto al processore precedente.[2]

Il Sequential Drum di Max Mathews

Abbiamo appena accennato al fatto della presenza di controller interfacciabili con il 4C esattamente come era avvenuto con il 4B, dispositivi che avrebbero dovuto contribuire a rendere il sistema 4C un vero e proprio strumento musicale. La novitร  piรน interessante, da questo punto di vista, fu la realizzazione di un nuovo controller, dedicato al processore di Di Giugno, sviluppato da Max Mathews. Si trattava del Sequential Drum, un sensore che poteva essere percosso, come fosse un tamburo di batteria, per inviare input al sistema 4C.

Il software di gestione del 4C: 4Ced

Nella realizzazione del Sequential Drum fu molto importante la preventiva realizzazione di un software per il controllo e la gestione del processore 4C. Di questo aspetto si occupรฒ Curtis Abbott il quale realizzรฒ 4Ced. La realizzazione di questo software pare che sia stata velocizzata da Pierre Boulez, il quale si mostrรฒ interessato ad utilizzare in un suo lavoro (sembrerebbe per una nuova versione di โ€ฆexplosante-fiveโ€ฆ) il processore realizzato da Giuseppe Di Giugno.

Prima applicazione musicale del 4C

Portato a termine nel mese di maggio, il sistema 4C fu presentato in occasione del concerto dโ€™inaugurazione della nuova camera acustica dellโ€™Ircam nellโ€™Ottobre del 1978. In occasione di quel primo concerto il processore 4C fu interfacciato con il computer PDP-11/55 del Dipartimento di Elettroacustica, mentre i controller furono posizionati allโ€™interno della camera acustica. Una settimana dopo la prima esecuzione, il processore 4C fu adoperato per lโ€™esecuzione, allโ€™interno dellโ€™Donaueschingen Festival in Germania, di Wellespiele del compositore svizzero Balz Truempy. In Germania, per lโ€™esecuzione di questo brano commissionato dallโ€™Ircam, il processore 4C fu collegato ad un PDP-11/40 messo a disposizione dalla Digital Equipment Corporation (Germany). La programmazione del sistema fu approntata da Giuseppe Di Giugno e da Jean Kott, mentre lo strumento digitale fu realizzato dal compositore Neil Rolnick (insieme allโ€™autore), il quale comparve anche in veste di esecutore.

Una ricerca continua: dal 4C al 4X

Anche se il processore 4C fu interessato da un discreto successo, il lavoro di ricerca di Giuseppe Di Giugno proseguรฌ ben oltre questo dispositivo, con l’obbiettivo di realizzare uno strumento informatico ancora piรน sofisticato. Per questo motivo dopo il processore 4C si ricorda il 4X, forse il piรน noto tra tutti i processori ideati dal fisico italiano.

Se desideri approfondire questo argomento, ti suggerisco la lettura dei seguenti documenti: Gerald Bennett, Research at Ircam in 1977, Rapports IRCAM, Centre Georges Pompidou, Parigi, 1978. Poi James Moorer, Alain Chauveau, Curtis Abbott, Peter Eastty, James Lawson, The 4C Machine, in Foundations of Computer Music, a cura di Curtis Roads e John Strawn, The MIT Press, 1988. E ancora Curtis Roads, Interview with Max Mathews, Computer Music Journal, Vol. 4 [4], 1980.


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