Vladimir Ussachevsky: musica elettronica (e non solo) dal 1957 al 1972

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Vladimir Ussachevsky è una figura molto interessante della scena musicale americana del XX secolo, in particolare per il suo profondo interesse verso i tanti stimoli che hanno alimentato la musica della sua epoca.

Una produzione musicale variegata tra strumenti tradizionali ed elettronica

Quelli di Ussachevsky furono interessi molto vari, come assai variegata è stata la sua produzione musicale, che lo ha portato a confrontarsi non solo con la scrittura per strumenti tradizionali, ma anche con l’elettronica analogica e quella digitale; esperienze vissute in entrambi casi da pioniere.

La dimensione pionieristica di Ussachevsky tra analogico e digitale

Questa vita pionieristica, accanto a condensatori e telescriventi, ha reso Ussachevsky una delle figure più particolari della nuova musica americana, che questa raccolta tenta di celebrare illustrandone con alcuni esempi le fasi più importanti.

Una raccolta che prova a raccontare la complessità del suo percorso artistico

Ecco, allora, che riassumere in una singola raccolta la variegata esperienza musicale di Vladimir Ussachesvky è un lavoro tutt’altro che semplice. Non era facile svolgere una selezione concisa ma allo stesso tempo esaustiva del suo articolato percorso musicale; ma soprattutto non era semplice equilibrare i risultati inevitabilmente sperimentali di alcuni lavori con altri dai risvolti estetici più interessanti.

Non era semplice ma sembra che questa raccolta vi sia andato vicino.

Un percorso cronologico tra media elettronici e musica sacra

Il filo conduttore scelto è stato quello cronologico, ma anche del medium utilizzato, visto che la raccolta procede dalle prime esperienze elettroniche degli anni cinquanta fino al recupero della tradizione musicale religiosa con la Missa Brevis del 1971, e nel mezzo di questo cammino trovano spazio alcuni lavori di computer music.

Computer music e collaborazione con Risset e Moore: la nascita di Computer Piece No.1

Questi ultimi, chiaramente d’interesse per la tematica di questo sito, a loro volta testimoniano la varietà dell’esperienza di Ussachevsky, anche nell’ambito della musica informatica. Computer Piece No.1 (1968) costituisce per il compositore di origine russa la prima esperienza compositiva attraverso il computer. L’opera fu realizzata grazie alla collaborazione di Jean-Claude Risset e Richard Moore dei laboratori Bell. I due si occuparono della sintesi dei suoni, i quali furono rielaborati dal compositore con le apparecchiature analogiche del Columbia-Princeton Electronic Music Center.

Gli Sketches e il Groove: sperimentazioni in tempo reale

Più sperimentali i due Sketches, realizzati con il Groove, un sintetizzatore ibrido. Si tratta di due lavori molto brevi che tuttavia presentano delle interessanti soluzioni timbriche, anche tenendo conto che furono realizzati per lo più in tempo reale, cosa alquanto rara per quegli anni.

The Creation: un’opera tra coro, nastro e sintesi digitale

Decisamente più complessa la genesi di The Creation (1960-1973), articolato in tre parti denominate semplicemente Prologo, Interludio ed Epilogo. In questo lavoro per coro e nastro, i primi due movimenti furono realizzati nel 1960 ed eseguiti l’anno successivo. Negli anni settanta Ussachevsky ritornò a più riprese su quest’opera per realizzare con il Music V le parti digitali del terzo movimento (1971), poi con il Groove le parti digitali dell’Interludio (1973).

La raccolta “Electronic and Acoustics Works 1957-1972”: sintesi di un percorso visionario

Titolo: Electronic and Acoustics Works 1957-1972
Autore: Vladimir Ussachevsky
Etichetta: New World Records
Anno: 2007
Durata: 1:03.55

Benché questa raccolta non completa l’insieme di opere realizzate da Ussachevsky con il computer, il cui elenco è riportato nell’articolo biografico a lui dedicato e già pubblicato su Musica Informatica, gli va comunque riconosciuto di esprimere bene la multiforme esperienza musicale del compositore americano, attivamente interessato dall’esprimersi con i nuovi strumenti tecnologici, come dimostrano i suoi lavori ma anche la fondazione del Columbia-Princeton Electronic Music Center.


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