Oggi stavo svolgendo una ricerca sul tema della musica Punk, nello specifico stavo cercando informazioni che mi aiutassero a capire con precisione alcuni fatti accaduti tra il 1974 e il 1977 e di cui ho memoria per via della lettura, ormai diversi anni fa, del saggio Punk! di Jon Savage. Durante questa sessione di ricerca mi sono imbattuto in una risorsa molto interessante: un archivio con la quasi totalità di numeri del Billboard Magazine, a partire dalle origini fino agli anni a noi più vicini. A mio giudizio si tratta di una splendida risorsa, utile per capire come girava la musica in quegli anni ma anche soltanto per fare un giro nostalgico tra classifiche e pagine pubblicitarie di nuove uscite musicali tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta, per esempio ma non solo. Tutto rigorosamente scannerizzato in pdf e in libera consultazione. Buona esplorazione!
Una rivista per cartellonisti, non per musicisti
Il primo numero di quella che oggi conosciamo come Billboard uscì il 1° novembre 1894 a Cincinnati, in Ohio, con il nome di Billboard Advertising. A fondarla furono William H. Donaldson e James H. Hennegan: il primo si occupava della parte editoriale e commerciale, il secondo, proprietario di una tipografia, curava la produzione della rivista. Il pubblico a cui si rivolgeva era dichiarato fin dalla copertina: pubblicitari, stampatori di manifesti, affissori, agenti pubblicitari e segretari di fiere. Il nome stesso della testata deriva proprio da questo, i billboard, ovvero i cartelloni pubblicitari affissi negli spazi pubblici, che all’epoca rappresentavano uno dei principali strumenti di comunicazione commerciale e a cui la rivista dedicava le sue pagine. Un nome nato per parlare di pubblicità su cartellone, che sarebbe rimasto identico anche quando, decenni più tardi, la rivista avrebbe smesso di occuparsene.
Circhi, vaudeville e spettacoli viaggianti: il primo mezzo secolo
Già nel 1896 la rivista iniziò ad allargare lo sguardo, introducendo una rubrica dedicata alle fiere e agli spettacoli itineranti. Fu l’inizio di una trasformazione che nel 1897 portò a un primo cambio di identità: il nome si accorciò in The Billboard, denominazione che sarebbe rimasta invariata per oltre sessant’anni. Le pagine si riempirono progressivamente di notizie su circhi, spettacoli di burlesque, numeri di vaudeville e attrazioni da fiera. Un elemento editoriale destinato a lasciare il segno fu il servizio Letter-Box, una sorta di antenato della posta elettronica: un elenco pubblicato sulla rivista che segnalava agli artisti in tournée la presenza di corrispondenza in attesa presso gli uffici di Billboard. Fu proprio questo servizio a creare un legame duraturo tra la testata e la comunità degli artisti viaggianti, ben prima che la musica entrasse stabilmente nelle sue pagine.
L’ingresso della musica: juke-box, dischi e le prime classifiche
Il legame con la musica iniziò a farsi concreto solo nei primi decenni del Novecento, quando comparvero le prime rubriche musicali e, più avanti, le prime rilevazioni sulle vendite di spartiti e sui brani più suonati dai juke-box. Fu però nel 1940 che Billboard pubblicò quella che è considerata la prima vera classifica musicale nazionale, la National List of Best Selling Retail Records, una lista di dieci posizioni basata sui dati di vendita raccolti presso i rivenditori di tutto il Paese. A guidarla fu Tommy Dorsey con “I’ll Never Smile Again”, brano cantato da un allora giovane Frank Sinatra. Da quel momento le classifiche di vendita, di programmazione radiofonica e di popolarità nei juke-box divennero una presenza fissa della rivista, ponendo le basi per il sistema di rilevazione che avrebbe reso Billboard un punto di riferimento per l’intera industria discografica.
Da Billboard Music Week a Billboard: nasce la Hot 100
Il passaggio definitivo a rivista musicale avvenne nel gennaio 1961, quando la testata cambiò nome in Billboard Music Week, per sottolineare il suo nuovo e ormai esclusivo interesse verso la musica. Nel 1963 il nome fu semplificato nell’attuale Billboard. Ma il momento probabilmente più significativo era già avvenuto qualche anno prima: il 4 agosto 1958 debuttò la Billboard Hot 100, la classifica settimanale dei cento singoli più popolari negli Stati Uniti, aperta da “Poor Little Fool” di Ricky Nelson. Negli anni successivi arrivò anche la Billboard 200, la classifica dedicata agli album, diventata settimanale dal 1956. Da allora la Hot 100 e la Billboard 200 sono rimaste il cuore pulsante della rivista, il metro di misura più citato per raccontare il successo commerciale della musica negli Stati Uniti.
Billboard oggi: ancora stampata, ancora autorevole, ormai globale
A oltre 130 anni dal primo numero, Billboard esiste ancora ed è tuttora pubblicata, sia in edizione cartacea sia online: la rivista stampa un minimo di venti numeri l’anno e aggiorna settimanalmente le proprie classifiche sul sito billboard.com, oggi parte del gruppo editoriale statunitense Penske Media Corporation. È generalmente considerata una delle testate più autorevoli e affidabili nel settore dell’informazione musicale, al punto da essere definita, non a caso, la “bibbia della musica”: le sue classifiche, in particolare la Hot 100 e la Billboard 200, restano il riferimento più citato a livello internazionale per misurare il successo commerciale di canzoni e album.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, oggi Billboard non è più un fenomeno esclusivamente statunitense. Accanto all’edizione americana sono nate nel tempo diverse edizioni locali con licenza, tra cui Billboard Argentina, Billboard Brasil, Billboard Japan, Billboard Korea e, per quanto riguarda il nostro Paese, Billboard Italia, nata nel 2017 e dedicata all’industria musicale italiana. A queste si affiancano decine di classifiche territoriali, le cosiddette Hits of the World, che seguono l’andamento della musica in oltre cinquanta Paesi, dal Regno Unito alla Thailandia.
Un archivio che attraversa oltre 130 anni di storia
L’archivio gratuito a cui si accennava in apertura raccoglie, decennio dopo decennio, un numero impressionante di uscite originali della rivista: si parte dai primissimi anni, quelli precedenti al 1920, quando Billboard era ancora una pubblicazione dedicata a cartellonisti e spettacoli viaggianti, per poi attraversare gli anni Venti, Trenta e Quaranta, il periodo cruciale in cui nacquero le prime classifiche musicali, fino ad arrivare, decennio dopo decennio, ai giorni più recenti. Nel complesso, il progetto punta a coprire oltre 130 anni di pubblicazioni, comprese edizioni speciali e annuari, rendendo possibile seguire l’evoluzione della rivista, e della musica stessa, numero dopo numero, dagli albori fino a un passato molto più vicino a noi.
Per chi desidera ripercorrere questa evoluzione sfogliando le pagine originali, è disponibile un archivio digitale gratuito che raccoglie i numeri storici della rivista: Archivio storico di Billboard Magazine.
Se invece la passione per gli archivi cartacei va oltre Billboard, può essere interessante anche Disc Magazine: un archivio gratuito di riviste pop e rock vintage degli anni Sessanta, dedicato ad altre storiche testate musicali internazionali.


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