Nei decenni tra il muto e il colore, Dmitri Šostakovič non è stato solo l’autore di sinfonie epocali, ma anche uno dei più prolifici compositori di colonne sonore del Novecento, con oltre trenta partiture per il cinema. Questo articolo ricostruisce il suo rapporto con lo schermo, tra sperimentazione, propaganda e compromessi politici.
Dopo una panoramica sulle sue principali colonne sonore, il focus si sposta sulla svolta del 1936, quando l’attacco di Pravda a Lady Macbeth ridefinisce il suo ruolo nella cultura sovietica e spinge il cinema a diventare, insieme, rifugio e gabbia. Si presentano poi i libri di riferimento per orientarsi nella vasta bibliografia musicologica dedicata a Šostakovič e al cinema, e si chiude con un caso discografico emblematico: l’LP Music for the Film “The Gadfly”, disponibile online, che permette di ascoltare una delle sue colonne sonore più affascinanti così come veniva presentata al pubblico dell’epoca.
Dmitri Shostakovich e la musica per film: visione, fatica e sperimentazione
Per Šostakovič la musica per il cinema è stata insieme laboratorio creativo e fonte di amare delusioni. Scrivendo di New Babylon, spiegò che non gli interessava “illustrare ogni inquadratura”: partiva dall’inquadratura chiave e concepiva la partitura come “un flusso sinfonico ininterrotto” il cui scopo era dare tempo, ritmo e forza d’urto al film. Nei ricordi legati a Alone, i registi sottolineano come vedesse il sonoro non come semplice riempitivo, ma come mezzo per modellare il tempo drammatico e la percezione emotiva delle immagini. Molti anni dopo, nelle memorie raccolte in Testimony, Šostakovič arrivò però a dire che “i film non gli avevano portato altro che guai, a cominciare da Nuova Babilonia”, segno di un rapporto segnato da censura, rimaneggiamenti e fatiche di routine più che da libertà artistica.
Film musicati da Šostakovič
La filmografia di Dmitrij Šostakovič per il grande schermo è sorprendentemente ampia: comprende più di trenta titoli, dai film muti di fine anni Venti fino alle riletture shakespeariane degli anni Sessanta e Settanta. La tabella che segue raccoglie i lungometraggi (insieme ad alcuni documentari e cartoni animati) per i quali scrisse una colonna sonora originale, indicando per ciascuno il titolo del film e l’anno di produzione. Si basa su una filmografia specialistica dedicata alle sue musiche per il cinema e offre una mappa compatta ma completa per orientarsi fra propagandistici kolchoz-movie, drammi storici, epopee di guerra e grandi adattamenti letterari.
Di seguito un elenco di opere cinematografiche musicate dal compositore russo, con anno di produzione e titolo in inglese del film.
Šostakovič e la svolta cinematografica del 1936: Pravda e l’attacco a Lady Macbeth
Dall’elenco precedente si evince che l’intera carriera di Šostakovič è legata alla scrittura di musiche per il cinema. Tuttavia, all’interno di questo percorso apparentemente lineare, si colloca un momento di svolta che porta una data precisa e che avrà un impatto notevole sulle future attenzioni del compositore russo per il genere della colonna sonora: 28 Gennaio 1936.
Quello fu il giorno in cui Pravda pubblica l’editoriale “Caos invece di musica”, che attacca Lady Macbeth del distretto di Mcensk definendola “formalista”, “borghese”, “grossolana” e “volgare”. L’articolo è anonimo, ma quasi certamente approvato da Stalin, che due giorni prima aveva lasciato la rappresentazione del Bol’šoj a metà, gesto percepito come un sinistro presagio. L’effetto è devastante: l’opera sparisce dai teatri sovietici, Šostakovič ritira la già pronta Quarta Sinfonia e la stampa presenta la Quinta (1937) come “la risposta di un artista sovietico a critiche giuste”, simbolo di una temporanea resa allo stile più controllato del realismo socialista.
Lady Macbeth aveva inizialmente trionfato: centinaia di recite in URSS, entusiasmi della critica, riconoscimento internazionale. Il problema, agli occhi di Stalin, era l’insieme di trama e linguaggio: una donna oppressa che diventa triplice assassina, sesso esplicito, violenza brutale e una satira acida della polizia, quanto di più lontano dall’eroismo edificante richiesto dal canone sovietico. La musica enfatizzava il tutto con dissonanze, urla vocali, orchestrazione aggressiva e scene erotiche rese con effetti sonori volutamente “sfacciati”, che alcuni critici occidentali definirono addirittura “pornofonia”. Per la nuova linea culturale del Partito, che identificava il modernismo con il “formalismo” antisociale, quell’opera diventava un simbolo pericoloso, da colpire pubblicamente per disciplinare l’intera categoria degli artisti.
La stroncatura arriva proprio all’inizio delle Grandi Purghe, quando un’accusa di “formalismo” può significare non solo la fine della carriera ma anche la minaccia fisica. Šostakovič entra così in un lungo periodo di prudenza: mette da parte progetti più sperimentali, adotta in parte un linguaggio più leggibile e si appoggia sempre di più a lavori “funzionali” come colonne sonore e musica d’occasione, che offrono reddito e una relativa copertura politica. Negli anni Quaranta e soprattutto dopo il nuovo giro di vite del 1948, è costretto perfino a scrivere musiche per film apertamente celebrativi di Stalin, come La caduta di Berlino, che le fonti descrivono come uno degli esempi più grotteschi di cinema di propaganda per cui dovette lavorare per mantenere la famiglia. In questo clima la musica per il cinema diventa un terreno di compromesso: spazio di sopravvivenza entro rigidi vincoli ideologici, dove prova comunque a inserire ambiguità, ironie e ombre espressive che sfuggono al controllo della retorica ufficiale.
Libri su Šostakovič e la musica per il cinema
La bibliografia musicologica su Šostakovič e il cinema si è strutturata negli ultimi anni intorno a pochi capisaldi. Al centro c’è il dittico di Joan Titus: nel volume dedicato alle prime esperienze, The Early Film Music of Dmitry Shostakovich, l’autrice analizza sei colonne sonore tra il 1928 e il 1936, da New Babylon ad Alone, intrecciando manoscritti, documenti d’archivio e teoria del cinema per capire come il giovane compositore negozi il proprio ruolo in un’industria in rapida trasformazione. Lo sguardo si allarga poi al cuore dell’era staliniana in Dmitry Shostakovich and Music for Stalinist Cinema (1936–1953), dove Titus studia diciotto film come laboratorio in cui si definisce il confine tra “mainstream” sovietico, propaganda e sperimentazione musicale.
A questo lavoro si affianca la sintesi di John Riley, Dmitri Shostakovich: A Life in Film, primo studio in inglese a coprire sistematicamente quasi quaranta titoli, mettendo ogni pellicola in rapporto con la politica culturale del momento e con l’evoluzione stilistica del compositore. Sul versante collettaneo, il volume curato da Alexander Ivashkin e Andrew Kirkman, Contemplating Shostakovich: Life, Music and Film, offre una serie di saggi che collocano le musiche per il cinema dentro la più ampia rete di rapporti sociali, simbolici e politici del mondo sovietico, mostrando come le scelte sonore per lo schermo dialoghino continuamente con sinfonie, quartetti e opere “ufficiali”. Insieme, questi studi costituiscono oggi il nucleo imprescindibile per chi voglia affrontare con serietà storico-artistica il rapporto tra Šostakovič e il grande schermo.
Una registrazione storica: The Gadfly con Emin Khachaturian
Non ci sono solo i libri a raccontare la storia cinematografica – musicalmente parlando – di Dmitri Šostakovič, ci sono infatti anche le registrazioni di tali opere, spesso pubblicate a ridosso degli anni di produzione dei film.
Tra tutte, voglio centrarmi su una particolare edizione, anche per via della sua disponibilità in rete: l’LP Music for the Film “The Gadfly”, oggi digitalizzato su Internet Archive con audio completo e scansione della copertina originale. La registrazione propone la Suite op. 97a tratta dalla colonna sonora per il film The Gadfly (1955), montata da Lev Atovmyan a partire dallo score cinematografico e organizzata in dodici movimenti che trasformano il materiale di scena in una forma da concerto autonoma.
Il soggetto – il romanzo di Ethel L. Voynich, ambientato nell’Italia ottocentesca sotto dominio austriaco – offre a Šostakovič l’occasione di intrecciare eroismo politico e melodramma romantico: la musica alterna atmosfere “arcaiche” quasi da pastiche storico, lirismo pienamente romantico e pagine di gusto popolare, con richiami tanto al sinfonismo russo di ascendenza tchaikovskiana quanto alla tradizione del grande cinema d’avventura. Le note di copertina insistono su due punti cruciali: da un lato, la qualità del mestiere orchestrale (forme nitide, giochi di contrasto e ritorno, temi capaci di reggere molte trasformazioni filmiche); dall’altro, il relativo eclettismo stilistico, con pochi “fingerprint” riconoscibili, segno di una scelta deliberata di porsi al servizio dell’immagine più che dell’autoespressione sinfonica.
A dirigere la USSR Cinema Symphony Orchestra è Emin Khachaturian, nipote di Aram, figura di primo piano della vita musicale sovietica e per anni direttore principale dell’Orchestra Sinfonica Statale dell’URSS per l’arte cinematografica, ruolo che ne fa un interprete privilegiato di questo repertorio a cavallo fra sala da concerto e studio di posa.
Per approfondire la storia di questa registrazione, e per avere il link diretto al download della musica da ascoltare, rimando all’articolo già pubblicato qui su musicainformatica.


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