Fanzinet: la mappa di 700 fanzine punk italiane degli anni ’80 (e le 5 da non perdere)

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La scorsa settimana, rinnovando l’abbonamento alla piattaforma Mubi, mi sono accorto che avevano aggiunto un film che da tempo volevo guardare: Control di Anton Corbijn, un’opera dedicata alla figura di Ian Curtis, leggendario cantante dei Joy Division, a cui ho dedicato una recensione ( e che ti linko in conclusione di articolo) che puoi leggere qui su Musica Informatica se vuoi continuare ad approfondire la musica punk.

Il film di Corbijn ha riacceso il mio animo punk, dormiente da circa trent’anni e più, da quando tale genere musicale fu, all’incirca, il mio canale d’ingresso — autonomamente costruito — nel mondo della musica.

Ed è per tale motivo che ho deciso di dedicare un po’ di libera esplorazione della rete alla ricerca di qualche risorsa interessante riguardante questo movimento musicale. E non solo musicale, come ci insegna Jon Savage nel suo testo di riferimento, Punk, i Sex Pistols e il rock inglese in rivolta.

Da una prima sessione di ricerca è emersa una risorsa che mi è sembrata subito interessante, anche per chi volesse nostalgicamente calarsi negli anni Ottanta, in Italia, quando l’età anagrafica si fermava tra i 15 e i 25 anni. Sto parlando di un progetto chiamato Fanzinet, che raccoglie — mappandole — tutte (o quasi) le fanzine pubblicate nella penisola tra gli anni Ottanta e Novanta.

Progetti editoriali artigianali e casalinghi, perlopiù, che documentano tuttavia un fermento culturale molto intenso e che oggi potremmo considerare alla stregua di moderni blog, come questo su cui sto scrivendo. Singole pagine dattiloscritte, arrangiate alla meno peggio — in alcuni casi con interessanti scelte editoriali e di design — che tracciano un quadro della scena musicale punk, new wave e dark: questi i filoni principali, ma non gli unici.

Capit Mundi e la mappatura delle fanzine punk

Dietro Fanzinet: anaLogikal Knot Map c’è Paolo Palmacci, noto nella scena underground anche con lo pseudonimo di Paul Shiva. Palmacci non è un semplice appassionato che osserva da fuori: negli anni ’80 ha suonato in una serie di gruppi rimasti volutamente ai margini della scena, come Negative Existence, No Existence, The Bathroom Flowers e Hard Score Rage, muovendosi tra punk-77, no wave, dark e industrial.

Questo suo essere stato “dentro” al fenomeno spiega l’approccio scelto per Capit Mundi?, il blog che ospita il progetto: una mappatura “dal basso”, che non seleziona i titoli più noti ma cerca di documentare tutto ciò che riesce a recuperare, comprese le pubblicazioni più oscure e dimenticate. Non è un lavoro da classifica, ma un censimento che tratta l’invisibilità di certe fanzine come parte integrante della loro storia, non come un difetto da correggere.

I numeri, aggiornati al 16 febbraio 2026, restituiscono la portata dell’impresa: 702 fanzine mappate e 769 PDF consultabili gratuitamente, leggibili online o scaricabili integralmente.

Punk, new wave e non solo: i generi di una scena plurale

Scorrendo l’archivio di Fanzinet emerge con chiarezza quanto la galassia delle fanzine italiane degli anni ’80 fosse tutt’altro che monolitica. Il punk, ovviamente, è il tronco comune: fanzine come Nuova Fahrenheit, nata a San Pietro al Natisone nel 1981, si definivano apertamente “punkzine nazionali”, con l’ambizione di dare voce e sostegno a gruppi di tutto il paese.

Ma accanto al punk più diretto convivevano la new wave e il post-punk, con il loro portato di sonorità più cupe e ricercate: Amen, fanzine milanese di Angela Valcavi, si muoveva proprio in quell’area, mentre Tribal Cabaret, nata a Roma, è ricordata come una delle testate più autorevoli a livello nazionale dedicate a post-punk e dark, capace di intervistare gruppi italiani e internazionali del calibro di Sex Gang Children, Litfiba e Neon.

Non mancano poi le derive più politiche e sperimentali, come quella di A/traverso, nata a Bologna nell’orbita del movimento del ’77, o quelle proiettate verso il futuro, come Decoder, che negli anni intercetta il cyberpunk e le prime riflessioni italiane su tecnologia e hacktivism. Anarco-punk, hardcore, industrial, gothic: la mappa di Fanzinet racconta, fanzine dopo fanzine, quanto fosse ricca e stratificata la controcultura musicale italiana di quel decennio.

Come funziona la mappa e l’archivio scaricabile

Fanzinet si presenta come una mappa interattiva in HTML, completamente cliccabile, che permette di esplorare le fanzine per area geografica. Accanto alla mappa esiste anche un elenco alfabetico testuale, pensato per una consultazione più rapida quando si conosce già il titolo che si sta cercando.

Per chi vuole spingersi oltre la semplice consultazione, sono disponibili anche due strumenti di ricerca testuale nell’archivio: uno curato da Archivio.Network, l’altro, una mappa alternativa con ricerca testuale, realizzato dall’information designer Giacomo Nanni.

Quattro fanzine da scoprire nell’archivio

Data la mole del materiale, ecco cinque titoli che aiutano a orientarsi nella varietà dell’archivio.

A/traverso (Bologna, 1976-1981). Più che una fanzine musicale in senso stretto, un manifesto politico-culturale. Fondata dal collettivo che si definiva “maodadaista”, ne fece parte Franco “Bifo” Berardi, tra gli animatori anche di Radio Alice, una delle prime radio libere italiane. Formato tabloid, prima tiratura di mille copie.

Decoder (Milano, 1986-1998). Nata nell’ambiente dello spazio milanese Cox 18 e della Libreria Calusca di Primo Moroni, prende il nome dall’omonimo film di Klaus Maeck. Tra i suoi protagonisti Ermanno “Gomma” Guarneri, Marco “Philopat” Galliani e Raffaele “Raf Valvola” Scelsi: una tappa fondamentale per capire le origini dell’hacktivism italiano.

Amen (Milano, 1983-1989). Firmata da Angela Valcavi, nasce nel contesto dell’abitazione di via Rismondo 117, crocevia milanese di punk, new wave, dark e industrial. Il numero 8, dedicato alle nuove tecnologie, anticipa riflessioni sul rapporto tra uomo e macchina sorprendentemente attuali.

Nuova Fahrenheit (San Pietro al Natisone, 1981-1985). Punkzine curata da Punkrazio, con ambizioni dichiaratamente nazionali: dal numero 4 raddoppia pagine e prezzo per potersi permettere di organizzare eventi e concerti.

Le fanzine come rete analogica

Uno degli aspetti più interessanti del progetto è la lettura che Palmacci offre di quel sistema di comunicazione pre-digitale. Ogni fanzine aveva un indirizzo fisico che, di fatto, funzionava come un indirizzo IP ante-litteram: un nodo di una rete fatta di lettere, francobolli e gettoni telefonici.

Le chiamate interurbane erano rare perché costose, e questo costringeva le persone a incontrarsi fisicamente in locali, centri sociali, sale prove e concerti. Una lentezza che, paradossalmente, creava legami più solidi rispetto a quelli della velocità digitale contemporanea: per ottenere informazioni o costruire relazioni, bisognava davvero esserci.

Da Fanzinet a “No Capitulation”: dalla mappatura al vinile

Il lavoro di catalogazione di Fanzinet ha generato una diramazione inattesa: “No Capitulation”, un vinile a 180 grammi pubblicato nel 2026 dall’etichetta della stessa Capit Mundi?, con copertina disegnata appositamente da Tanino Liberatore, storico illustratore della controcultura italiana (autore, tra l’altro, del personaggio Ranxerox).

Il progetto raccoglie brani di sette gruppi immaginari, interpretati però da musicisti reali che Palmacci ha rintracciato proprio durante le ricerche per Fanzinet: alcuni di loro avevano già partecipato, a metà anni ’80, alle compilation su cassetta curate dalla fanzine latinense Plastica. L’edizione, limitata a 300 copie numerate, comprende anche Capitzine?, una fanzine a foglio unico ripiegato in perfetto stile DIY, e un piccolo vinile viola da 3 pollici. In un’intervista rilasciata a Rockol, Palmacci ha definito l’intero progetto un “rewind antropogenico”, necessario per comprendere meglio il presente.

Conclusioni

Fanzinet è, in definitiva, un archivio che permette di ricostruire dal basso una fetta importante della storia musicale italiana degli anni ’80, tra punk, new wave, post-punk e dintorni, senza filtri né selezioni. Chi vuole esplorare la mappa, consultare l’elenco alfabetico o scaricare i PDF può farlo direttamente sul sito di Capit Mundi?, all’indirizzo https://www.paolopalmacci.it/capitmundi/fanzinet.html.

Se hai voglia di approfondire il tema dei Joy Division, come accennavo all’inizio, allora puoi continuare la lettura sul mio blog di questo articolo Control, il film di Anton Corbijn su Ian Curtis e i Joy Division dove troverai anche il link alla risorsa esterna, ovvero il film disponibile sulla piattaforma Mubi.

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