La colonna sonora di Coraline: Bruno Coulais, voci di bambini e un mondo sonoro inquietante

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Uscito nelle sale nel febbraio del 2009, Coraline e la porta magica è uno di quei film che difficilmente si dimenticano: visivamente originale, narrativamente inquietante, capace di parlare tanto ai bambini quanto agli adulti. A renderlo ancora più riconoscibile è la sua colonna sonora, firmata dal compositore francese Bruno Coulais, che ha costruito un paesaggio sonoro fatto di voci infantili, strumenti insoliti e melodie sospese tra il fiabesco e il perturbante. In questo articolo ripercorriamo la storia del film, le scelte musicali di Coulais e il contributo dei They Might Be Giants, il tutto per capire perché questa soundtrack continui a essere ascoltata e studiata ancora oggi.

Coraline e la porta magica: trama, produzione e un universo visivo senza precedenti

Coraline e la porta magica è un film d’animazione del 2009 diretto da Henry Selick, già regista de The Nightmare Before Christmas e James e la pesca gigante. La pellicola è basata sull’omonimo romanzo breve di Neil Gaiman, pubblicato nel 2002, uno dei nomi più importanti della letteratura fantastica contemporanea.

La trama segue Coraline Jones, una bambina di undici anni curiosa e intraprendente che, dopo essersi trasferita con i genitori in una vecchia casa nell’Oregon, scopre una piccola porta nascosta in una parete del salotto. Attraversandola, finisce in un mondo alternativo apparentemente identico al suo, ma molto più bello e accogliente: i genitori “altri” le dedicano tutta l’attenzione del mondo, il cibo è delizioso e ogni suo desiderio sembra esaudito. Ben presto, però, Coraline comprende che questo paradiso nasconde qualcosa di oscuro e perturbante. L’Altra Madre — un essere soprannaturale che si maschera da genitore amorevole — vuole tenerla prigioniera per sempre, cucendole dei bottoni al posto degli occhi.

Il film è prodotto dallo studio LAIKA, al suo esordio nel lungometraggio, e rappresenta ancora oggi uno dei risultati tecnici e artistici più rilevanti della stop-motion mondiale. Ogni singolo fotogramma è stato costruito a mano, con pupazzi, scenografie e accessori in miniatura di straordinaria raffinatezza. Si stima che per la sola realizzazione dei volti dei personaggi siano stati creati migliaia di micro-componenti prodotti con la stampa 3D, una delle prime applicazioni di questa tecnologia nel cinema d’animazione. La resa finale in 3D stereoscopico valse al film una nomination agli Oscar e numerosi altri riconoscimenti internazionali.

Bruno Coulais: il compositore scelto per dare voce all’oscuro

La musica di Coraline è firmata dal compositore francese Bruno Coulais, noto al grande pubblico per colonne sonore come Microcosmos (1996), Il popolo migratore (2001) e I ragazzi del coro (2004). Selick, un anno prima dell’inizio delle riprese, aveva esplorato diversi tipi di musica come tracce temporanee e aveva scoperto le partiture di Coulais per Microcosmos e Il popolo migratore, trovando che quello stile si adattasse perfettamente alla sua visione. Wikipedia

Coulais lavorò al film per oltre un anno, registrando la colonna sonora in diverse città, tra cui Parigi, Budapest, Los Angeles e Cincinnati. Wikipedia Una dedizione straordinaria, che si riflette in ogni traccia della soundtrack.

L’uso del coro di bambini e del linguaggio inventato

Uno degli elementi più memorabili e riconoscibili della colonna sonora è l’impiego di voci di bambini che cantano in una lingua inventata. Alcune delle tracce contengono parole che non appartengono a nessuna lingua conosciuta, ma che trasmettono comunque un senso di mistero e inquietudine. Questa scelta stilistica sottolinea il tema centrale del film: un mondo che sembra familiare ma allo stesso tempo profondamente alieno. CulturaPop

Questi canti sono inseriti soprattutto nelle tracce che meglio raccontano il microcosmo della bambina, le sue esplorazioni — come “Exploration”, serena e dolce — ma anche “Dreaming” e “Installation”, e tornano poi più oscuri e soffocati, ridotti a impercettibili sussurri ronzanti, in “Ghost Children”. Colonnesonore

Il Coro dei bambini di Nizza e il Coro della Radio Nazionale Ungherese sono tra i principali interpreti vocali della soundtrack, assieme all’Orchestra Sinfonica Ungherese di Budapest.

Gli strumenti e le scelte orchestrali di Coulais

Bruno Coulais si è ispirato a diverse tradizioni musicali europee, mescolando stili per creare una colonna sonora unica nel suo genere. L’uso di strumenti come il glockenspiel e il theremin contribuisce a dare al film un suono etereo e soprannaturale, perfetto per l’atmosfera surreale di Coraline e la porta magica. CulturaPop

Zippando tra un miscuglio di world music, new age, musica classica e bebop, Coulais richiama per certi versi i cocktail musicali frenetici di Danny Elfman, ma con un’eleganza da vecchio continente. Barnes & Noble

I suoni cristallini e puliti iniziano a farsi più acidi e acuti in “The Supper”, brano che introduce pezzi a tratti bizzarri e scoordinati come “Mice Circus”, a tratti cupi e carichi di preoccupazione come “Dreams are Dangerous”, ma anche animati di splendore suadente, come nel caso di “Fantastic Garden”, bello e sontuoso soprattutto dal punto di vista strumentale. Colonnesonore

I They Might Be Giants e il contributo alla soundtrack

I They Might Be Giants (comunemente abbreviati in TMBG) sono un duo alternative rock statunitense formato da John Linnell e John Flansburgh, comunemente noti come “The Two Johns”. Wikipedia Originari di Lincoln, nel Massachusetts, si trasferirono entrambi a Brooklyn nel 1981 e cominciarono a costruire la loro identità musicale nell’ambiente art-rock newyorkese, con una strumentazione atipica — chitarra, fisarmonica, sassofono, drum machine — e testi dai contenuti insoliti e pieni di giochi di parole. Last.fm

Il grande successo commerciale arrivò con l’album Flood del 1990, certificato disco di platino, trainato dal singolo “Birdhouse in Your Soul”, che raggiunse la terza posizione nella classifica alternative statunitense. Deezer Nel corso degli anni il gruppo ha alternato album rock a una produzione significativa di musica per bambini, con titoli come Here Come the ABCs (2005) e Here Comes Science (2009), quest’ultimo premiato con un Grammy Award. Sono anche noti per aver composto diverse colonne sonore per cinema e televisione, tra cui la sigla della serie Malcolm — “Boss of Me” — che vinse un Grammy Award. Wikipedia

Nel corso di oltre quattro decenni di carriera, i They Might Be Giants hanno pubblicato 24 album in studio, 25 EP, 20 album dal vivo e 40 singoli. Wikipedia

Nel contesto di Coraline, il gruppo avrebbe dovuto contribuire con diversi brani originali per il film, prima di essere esclusi dal progetto: rimase solo una canzone, la celebre Other Father Song. Wikipedia La traccia, cantata dal personaggio del padre alternativo, è diventata uno dei momenti più iconici e perturbanti del film, perfettamente in linea con il tono beffardo e straniante che da sempre caratterizza la musica dei TMBG.

Riconoscimenti e eredità musicale

La colonna sonora di Coulais ha ricevuto ampi consensi dalla critica e ha vinto l’Annie Award per la miglior musica in un lungometraggio animato nel 2010. Wikipedia

Nel 2014, Mondo ha pubblicato la soundtrack in formato vinile LP in edizione limitata, seguita da una seconda ristampa nel novembre del 2016. Wikipedia In occasione del quindicesimo anniversario del film, nel 2024, è stata pubblicata un’ulteriore edizione speciale su picture disc, segno della longevità e del culto che questa colonna sonora ha saputo generare nel tempo.

Il critico musicale Jonathan Broxton ha scritto che la partitura di Coulais potrebbe piacere maggiormente agli ammiratori dell’arte della musica cinematografica, capaci di apprezzare i dettagli dell’orchestrazione insolita e delle tecniche compositive intricate. Wikipedia Non una musica da consumare passivamente, quindi, ma da ascoltare con attenzione, strato dopo strato.

Un effetto, del resto, che ho avuto anche al termine della visione di Arcane, della cui colonna sonora, e del lavoro svolto dagli Image Dragons, ho scritto di recente in questo articolo Arcane, la colonna sonora della serie Netflix tra emozione, identità visiva e League of Legends.

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