Jon Appleton, Ronald Perera – The Development and Practice of Electronic Music

Titolo: The Development and Practice of Electronic Music
A cura di: Jon Appleton, Ronald Perera
Editore: Prentice-Hall
Anno: 1975
Pagine: 384

Alcuni dei più noti protagonisti della musica elettronica riuniti in un progetto editoriale, curato da Jon Appleton e Ronald Perera, che da ampio spazio alla computer music.

Effettivamente questo libro non è un’opera organica firmata da un unico autore ma piuttosto una una raccolta di interventi selezionati e assemblati da Jon Appleton e Ronald Perera, i quali realizzano una pubblicazione dedicata alla musica elettronica ma con un approccio abbastanza particolare se confrontato con altre pubblicazioni che trattano lo stesso argomento.

Un rapido sfogliare di pagine e subito ci si rende conto che non si tratta di un manuale di storia generale ma nemmeno di una raccolta monografica di vari autori. Non è un libro di composizione musicale nella prospettiva elettronica e non è un manuale ad uso e consumo di un laureando in ingegneria. Questo volume non svolge una rassegna delle principali opere elettroacustiche e non fa un elenco interminabile di strumenti elettronici sviluppati nell’arco di quasi mezzo secolo.

The Development and Practice of Electronic Music è un pò di tutto quello che ho appena scritto, un libro che vuole essere un’introduzione alla storia della musica elettronica ma che vuole dare ai propri lettori anche una consapevolezza delle questioni tecniche e tecnologiche implicate in questa particolare tendenza della musica contemporanea.

Non è semplice indicare chi sia il lettore ideale di questo manuale perché da un lato vi sono argomenti piuttosto generalisti ma anche approfondimenti tecnici che possono spaventare chiunque sia in cerca di un semplice manuale di storia della musica.

A mio parere questo libro è adatto maggiormente a chi ha già una certa dimestichezza con la musica elettronica ma ha voglia di approfondire anche argomenti poco attuali. Se siete tra coloro, come me, che non ha mai messo piede nello Studio di Fonologia di Milano o non ha mai attraversato i corridoi del Columbia-Princeton e di nessun altro studio di musica elettronica nel mondo, allora credo che potrete giovarvi delle spiegazioni dettagliate ma chiarissime di quelli che furono i principali dispositivi in uso nei più importanti studio dedicati all’elettronica musicale.

Non so voi ma io non avevo capito granché di cosa fosse un modulatore ad anello durante le lezioni universitarie del corso di musica contemporanea, né mai si è parlato di psicoacustica oppure analizzato nel dettaglio le caratteristiche tecniche di un sintetizzatore analogico. Ebbene questo libro riesce a fare chiarezza, con un linguaggio professionale ma di facile comprensione, su una grande quantità di argomenti che in un modo o nell’altro sono rilevanti per la musica elettronica e, quindi, per la musica contemporanea.

Ma non ci sono solo questioni tecniche all’interno di questo libro che, del resto, si apre proprio con uno scritto di Otto Luening che ripercorre gli inizi dell’esperienza elettronica riassumendo in una ventina di pagine ciò che accadde, intorno agli anni Cinquanta, sia in America che in Europa grazie a compositori quali Vladimir Ussachevsky, Karlheinz Stockhausen, Lejaren Hiller, coloro che ruotavano intorno al Groupe de Recherches Musicales e tanti altri. Segnalo anche il bel capitolo di Gordon Mumma sulla musica elettronica dal vivo, che si concentra sul’argomento suddividendolo in base alla tipo di organico utilizzato dai compositori. Per aiutare la comprensione di quello che è il piano dell’opera complessivo ho pensato di scannerizzare e linkare l’indice di questo libro.

Pubblicato nel 1975, questo volume non poteva non prendere in considerazione quanto già da venti anni stava accadendo in musica attraverso l’uso delle tecnologie digitali. Ecco allora che John Rogers, studioso di musica, si occupa di redigere quasi cento pagine dedicate all’uso del computer per la composizione di musica elettronica, addentrandosi su questioni estremamente tecniche relative al funzionamento specifico del computer e della programmazione finalizzata alla generazione di suoni. Chiaramente oggi risulta essere uno scritto alquanto datato, per questo noioso, ma che in quegli anni (1975 circa) doveva essere sicuramente molto utile per capire in che maniera fosse possibile fare musica con il computer, una spiegazione che passa attraverso la presentazione di esempi realizzati per i software Music IVBF e Music 360 o attraverso la spiegazione su come fosse possibile convertire dei numeri in suoni e viceversa. Lo spazio dedicato all’argomento, testimonia oggi la necessità di una maggiore consapevolezza rispetto alle caratteristiche di quello che era ancora uno strumento piuttosto nuovo ma anche molto potente e complesso.

Il libro di Appleton e Perera è arricchito da due ulteriori elementi: una grande quantità di foto che testimoniano dispositivi, sintetizzatori, studio, compositori, esecuzioni e quant’altro inerente la musica elettronica; poi una selezione discografica che contempla composizioni elettroniche che appartengono al repertorio della musica concreta, dell’elettronica pura – come si disse in quegli anni – o per organici misti di elettronica, strumenti tradizionali e voci, tralasciando il repertorio della popular music.


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