C’è una scena in Sirāt in cui il suono smette di essere sottofondo e diventa struttura portante del racconto: le casse nel deserto pulsano, il vento si mischia al basso sintetico, e il confine tra realtà e trance si dissolve. È in quel momento che si capisce quanto la colonna sonora firmata da Kangding Ray non sia solo un accompagnamento, ma una vera e propria co-regia emotiva. Il film del regista galiziano-francese Óliver Laxe, presentato in concorso al 78º Festival di Cannes nel maggio 2025 e vincitore del Premio della Giuria, è una delle opere cinematografiche più discusse e celebrate dell’anno, e la sua musica ne è il cuore pulsante.
Sirāt: il film e la sua trama
Sirāt — termine che nell’escatologia islamica indica il ponte che separa il paradiso dall’inferno, che ogni anima deve attraversare nel Giorno del Giudizio — è il quarto lungometraggio di Óliver Laxe, regista nato a Parigi da genitori galiziani, cresciuto tra la Galizia e il Marocco, convertito all’islam e profondamente legato alla cultura sufi. Il film racconta di Luis (interpretato da Sergi López) e di suo figlio Esteban (Bruno Núñez Arjona), che giungono tra le montagne del sud del Marocco alla ricerca di Mar, figlia e sorella scomparsa da cinque mesi, l’ultima volta vista in uno di quei rave interminabili ai quali amava partecipare. Padre e figlio si immergono in un mondo fatto di musica elettronica, sostanze, libertà selvaggia e giovani europei in fuga dalla vita quotidiana. L’incontro con un gruppo di ragazzi li spingerà sempre più a sud, verso la Mauritania, mentre sullo sfondo un conflitto geopolitico minaccioso rende l’atmosfera sempre più carica di pericolo e simbolismo.
Quello che a prima vista sembra un road movie familiare si trasforma progressivamente in un’odissea sensoriale e mistica: la ricerca della figlia si fa metafora di una traversata interiore, un viaggio verso la dissoluzione dell’ego e il confronto con il dolore, la fede e la sopravvivenza. Laxe — già apprezzato per O que arde (2019) — firma con Sirāt il suo film più radicale e insieme più accessibile, girato in 16mm tra paesaggi estremi con un cast in parte formato da attori non professionisti e artisti di strada provenienti dalla scena dei rave. Il film ha incassato oltre 12 milioni di dollari nel mondo, ha ottenuto un punteggio del 93% su Rotten Tomatoes e ha ricevuto candidature agli Oscar, ai Golden Globe e ai BAFTA, oltre al Premio della Giuria a Cannes.
Óliver Laxe: il cinema come rito iniziatico
Óliver Laxe è una delle voci più singolari e visionarie del cinema europeo contemporaneo. Formatosi tra la Spagna e il Marocco, il regista ha costruito nel tempo uno stile riconoscibile: immagini che non spiegano ma evocano, narrazioni che si sfibrano lasciando spazio alla sensazione, paesaggi che diventano stati d’animo. Con Sirāt, Laxe porta questa poetica all’estremo, trasformando il rave — spesso associato all’eccesso e alla fuga — in un contesto di verità e fragilità. La rave culture diventa qui un nuovo zikir, la trance psichedelica una forma di preghiera laica, l’abbandono dei sensi un metodo di conoscenza. Il film è stato prodotto, tra gli altri, da Pedro Almodóvar attraverso la sua El Deseo, a conferma del peso specifico di questo progetto nel panorama del cinema d’autore internazionale.
Kangding Ray: il profilo dell’artista
David Letellier, in arte Kangding Ray, nasce nel 1978 in Francia. Si diploma in architettura a Berlino, città in cui si stabilisce definitivamente e che diventa il suo laboratorio creativo. È proprio a Berlino che entra in contatto con Carsten Nicolai, coordinatore della leggendaria etichetta sperimentale Raster-Noton, e pubblica nel 2006 il suo album d’esordio Stabil, lavoro di minimalismo ambient-glitch accolto con entusiasmo dalla critica internazionale. La sua traiettoria artistica è quella di un musicista che non ha mai smesso di evolversi: dalla musica concreta e dal rock delle origini fino alle esplorazioni techno più fisiche e dancefloor-oriented, passando per ambient oscura, sound design cinematico e installazioni sonore immersive in gallerie e musei.
Tra i lavori fondamentali della sua discografia spiccano Solens Arc (2014), già recensito qui su Musica Informatica e considerato un classico della techno sperimentale, e Hyper Opal Mantis (2017), entrambi pubblicati su Raster-Noton e poi su Stroboscopic Artefacts. Nel 2022 esce Ultrachroma, lavoro lisergico e flamboyant che conferma la sua capacità di rinnovarsi senza perdere identità. Kangding Ray ha collaborato con artisti come Ryuichi Sakamoto, Alva Noto e Ryoji Ikeda, ha remixato nomi come Martin Gore dei Depeche Mode e Battles, e si è esibito nei club più iconici al mondo. Con Sirāt il suo profilo internazionale raggiunge una nuova dimensione.
La colonna sonora di Sirāt: come è nata
La collaborazione tra Laxe e Kangding Ray è iniziata quasi due anni prima dell’inizio delle riprese. Il regista ha contattato Letellier dopo aver ascoltato alcuni suoi album — in particolare Solens Arc — convinto che fosse la persona giusta per tradurre in suono il paesaggio emotivo del film. Laxe si è recato a Berlino per descrivere le immagini che aveva in mente, e Kangding Ray ha iniziato a lavorare sulla partitura ben prima che la troupe si spostasse in Marocco: quando le riprese sono cominciate, circa l’80% della colonna sonora era già completata.
Il processo compositivo è stato definito dallo stesso Laxe una “dematerializzazione”: la techno si dissolve progressivamente in sonorità ambientali ed etniche, così come la trama si disgrega man mano che il film avanza. Kangding Ray ha lavorato con sintetizzatori modulari e strumentazione analogica di vecchia generazione, convogliata attraverso compressori a valvole per ottenere una texture grezza, rugosa, organica — coerente con la grana del 16mm scelto dal direttore della fotografia Mauro Herce. Per la sequenza nel campo minato, particolarmente tesa, ha optato per arpeggi sintetici psichedelici al posto dei droni convenzionali, ottenendo un effetto paradossalmente calmante e straniante al tempo stesso. Il sound design è stato curato da Laia Casanovas, che ha mixato il film in Dolby Atmos.
La musica come personaggio: techno, ambient e sufi
La colonna sonora di Sirāt è un viaggio sonoro che parte dal techno crudo e mentale dei rave per arrivare a sonorità ambient sempre più rarefatte e spirituali, fino al punto in cui la musica si disintegra e diventa pura vibrazione. Il paesaggio sonoro del film fonde minimalismo elettronico, texture nordafricane, freetekno, acid, hardcore e techno industriale in un’unica architettura coerente. Nota centrale è la traccia Katharsis, co-scritta da Kangding Ray e dallo stesso Oliver Laxe, che molti considerano il cuore pulsante dell’intera opera. La traccia Surah Maryam Excerpt, recitata da Ali Keeler, introduce un elemento spirituale islamico che si intreccia con l’elettronica in modo del tutto naturale e commovente.
I critici internazionali hanno riservato parole entusiastiche alla colonna sonora. Sul New Yorker, Justin Chang ha scritto che la musica è “magnificamente trasportante”. David Fear di Rolling Stone ha sottolineato come il suo utilizzo garantisca allo spettatore un’esperienza di seconda mano dell’estasi collettiva dei danzatori. Jessica Kiang di Variety l’ha definita semplicemente “straordinaria”.
Tracklist completa dell’album
| # | Titolo | Durata | Note |
|---|---|---|---|
| 1 | Sirāt | 4:18 | Traccia principale |
| 2 | Horizon | 3:04 | |
| 3 | En La Noche | 4:46 | |
| 4 | Katharsis | 6:07 | Co-scritta con Oliver Laxe |
| 5 | Desierto | 4:08 | |
| 6 | La Route | 3:21 | |
| 7 | The Fall | 3:39 | |
| 8 | Ritual | 3:13 | |
| 9 | Les Marches | 9:24 | Traccia più lunga dell’album |
| 10 | Surah Maryam Excerpt | 1:50 | Versetto coranico recitato da Ali Keeler |
| 11 | Blank Empire (Sirāt HU Remix) | 4:02 | Remix |
| 12 | Amber Decay (Sirāt Remix) | 4:22 | Remix |
L’album conta 12 tracce per una durata complessiva di circa 52 minuti. Tutte le tracce sono scritte e prodotte da David Letellier / Kangding Ray, ad eccezione di Katharsis (co-scritta con Oliver Laxe) e Surah Maryam Excerpt (testo tratto dal 19° capitolo del Corano). L’album è stato pubblicato da Invada Records in formato digitale il 17 settembre 2025 e successivamente in edizioni fisiche limitate su CD e vinile (disponibile anche in cassette e in vinile colorato translucent yellow e opaque white).
Premi e riconoscimenti
La colonna sonora di Sirāt ha collezionato una serie di riconoscimenti di assoluto rilievo. A Cannes, nella stessa serata in cui il film vinceva il Premio della Giuria, Kangding Ray riceveva il Cannes Soundtrack Award (Disque d’Or) alla 15ª edizione del premio, assegnato da una giuria di 100 giornalisti cinematografici internazionali. In seguito, la colonna sonora ha ricevuto una nomination ai Golden Globe 2026 per la Miglior Colonna Sonora Originale, in compagnia di nomi come Max Richter, Jonny Greenwood e Hans Zimmer. Kangding Ray è stato premiato anche dalla Los Angeles Film Critics Association come miglior compositore dell’anno. La colonna sonora è rimasta nella shortlist degli Oscar prima che il film ottenesse due candidature ufficiali all’Academy Awards: Miglior Film Internazionale e Miglior Sonoro. Quest’ultima categoria ha visto un primato storico: il team di sound design guidato da Laia Casanovas, Yasmina Praderas e Amanda Villavieja è stato il primo team interamente femminile a ottenere una nomination Oscar per il sonoro.
Sirāt e la sua musica rappresentano uno di quei rari casi in cui cinema e suono si fondono in qualcosa di più grande di entrambi: un’esperienza sensoriale, mistica, irripetibile. Kangding Ray, con questa colonna sonora, ha dimostrato che la musica elettronica può essere al tempo stesso tribale e cosmica, fisica e trascendente, radicalmente contemporanea e profondamente umana.
Buon ascolto!


Lascia un commento