AA. VV. – Music from Mathematics 2 commenti


Music From MathematicsTitolo: Music From Mathematics
Autori: Vari
Etichetta: Decca
Anno: 1962
Tracce: 18
Formato: LP 33 giri
Durata: 0:31.24

Music from Mathematics è tra le prime raccolte dedicate alla computer music, di certo successiva all’omonima edizione pubblicata due anni prima, nel 1960, ma strutturata per degli obbiettivi molto diversi da quelli che stimolarono questa seconda edizione. Si tratta di un’edizione su Lp, curata dalla DECCA, che raccoglie la gran parte degli esperimenti realizzati ai laboratori Bell attraverso i software della famiglia Music N sviluppati dalla ricerca condotta da Max Mathews e i suoi collaboratori (tra questi anche John Pierce e Newman Guttman).

Il primo elemento che è necessario sottolineare è proprio quello relativo alla natura e alla qualità estetica dei brani presentati. Si tratta essenzialmente di attività sperimentali che conducono alla realizzazione di lavori indicati come studi, utili all’analisi di particolari problematiche relative all’uso del nuovo strumento informatico o più direttamente relative a fatti di tipo musicale.

L’unico lavoro di un certo interesse estetico, benché anch’esso riporta la denominazione di studio, è Noise Study, di cui ho già scritto a proposito della raccolta Selected Works 1961-1969 recensita qui

Interessanti sono anche gli esperimenti condotti da David Lewin. Lewin, ricordato principalmente come teorico della musica, studiò composizione con Roger Sessions e teoria con Milton Babbit. L’autorevole enciclopedia musicale Grove lo ricorda come il primo compositore professionista che ha composto musica attraverso il computer benché questo primato, a giudicare la letteratura sull’argomento, sembra appartenere anche a James Tenney. Di certo c’è che, all’ascolto, Noise Study si caratterizza per un approccio molto più aderente al nuovo mezzo tecnologico, cosa che lo rende di fatto più interessante dei due studi di Lewin che, invece, si caratterizzano entrambi per una scrittura contemporanea ma che appare più come una imitazione, oltretutto discutibile sul piano timbrico, di composizioni realizzate con strumenti tradizionali.

A parte i lavori sopra citati, la raccolta mette assieme dei brani che potremmo ricordare come reperti di una preistoria tecnologica che suscita curiosità piuttosto che ammirazione. I lavori di John Pierce, ad esempio, sono sempre finalizzati alla dimostrazione di una qualche qualità del computer come la sua capacità di elaborare soluzioni timbriche di un certo interesse (è il caso di Stochatta, Beat Canon, Variations in Timbre and Attack e Molto Amoroso) oppure per ottenere complesse strutture ritmiche (Melodie, Five Against Seven).

Medesimo discorso si può fare per i brani di Max Mathews, sempre orientati alla dimostrazione delle possibilità offerte dallo strumento informatico, concentrandosi di volta in volta su aspetti ritmici (May Carol) o timbrici (Joy to the World, The Second Law e Numerology – quest’ultimo è strutturato in otto sezioni, ciascuna dedicata ad un aspetto diverso).

Un caso a parte, invece, è quello di Bicycle Built for Two (brano noto anche con il titolo di Daisy Bell). Questo brano fu realizzato per dimostrare le potenzialità del computer nella sintesi del parlato. Ha occupato un posto di particolare interesse all’interno della ricerca dei Bell Labs perché a questo lavoro si interessò anche il regista Stanley Kubrick. Brevemente ricordiamo che il regista britannico, infatti, adoperò questa melodia in 2001, Odissea nello Spazio. L’intento iniziale era di utilizzare il materiale sonoro sintetizzato da Max Mathews ma Kubrick, alla fine, preferì una voce umana opportunamente elaborata con effetti, a causa della scarsa comprensione del testo nel brano di Mathews.

Completano la raccolta: una melodia della tradizione popolare francese realizzata al computer come Frère Jacques (per gli italiani, la ben nota Fra Martino), Fantasia di Orlando Gibbons (una composizione del XVI secolo), Theme and Variations (uno studio dello psicologo David Speeth) e, infine, Pitch Variations di Newman Guttman, realizzato a poca distanza da The Silver Scale, il primo brano musicale sintetizzato attraverso un computer e di cui abbiamo accennato scrivendo del Music I. A proposito di Pitch Variations, oltretutto, è interessante fare menzione di due fatti storici: è stato il primo brano di computer music eseguito in pubblico, durante un concerto di musica elettronica nel 1959 a New York, a presentarlo ci fu Edgard Varèse. Poi, nel 1962, Pitch Variations fu eseguito a Gravesano, in Svizzera, presso lo studio sperimentale di musica elettronica di Hermann Scherchen, alla presenza, tra gli altri, di Iannis Xenakis.

Un’ultima considerazione. La copertina dell’album fu disegnata dal celebre Alex Steinweiss (scomparso nel Luglio 2011), un grafico di New York noto per aver introdotto le grafiche personalizzate sulle copertine degli Lp, in sostituzione delle anonime confezioni marroni. Nel caso di quest’album, se ne apprezza il progetto grafico che gioca con i simboli matematici per eccellenza: addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione. All’interno di quest’ultimo simbolo Steinweiss ha inserito titolo e sottotitolo dell’album.

 

Tracce:

1: Tradizionale – Frère Jacques (San Martino)
2: Orlando Gibbons – Fantasia
3: Max Mathews – Bicycle Build for Two
4: John Pierce – Molto Amoroso
5: John Pierce – Variations in Timbre and Attack
6: John Pierce – Stochatta
7: John Pierce – Five Against Seven: Random Canon
8: John Pierce – Beat Canon
9: John Pierce – Melodie
10: Max Mathews – Numerology
11: Max Mathews – The Second Law
12: Max Mathews – May Carol
13: S. D. Speeth – Theme and Variations
14: David Lewin – Study No. 1
15: David Lewin – Study No. 2
16: Newman Guttman – Pitch Variations
17: James Tenney – Noise Study
18: Max Mathews – Joy to the World

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2 commenti su “AA. VV. – Music from Mathematics

  • ferdinando sorbo

    pionieri della computer music certo,ma il loro approccio tranne Tenney,era sbagliato….uno strumento nuovo deve generare musica-suoni nuovi,e non imitare strumenti acustici noti,o melodie note, incluso lo stesso Piettro Grossi il quale in principio intraprese anche lui questa strada errata e vecchia….

    • Alex Di Nunzio L'autore dell'articolo

      Sono assolutamente d’accordo con te: l’uso del mezzo informatico ha senso solo se consente qualcosa di nuovo rispetto agli strumenti tradizionali, non solo da un punto di vista timbrico e sonoro ma anche ritmico e strutturale. Comunque sia non stupisce che tra i presenti nell’album solo Tenney dimostri un approccio più interessante; del resto è l’unico compositore professionista. A mio giudizio non solo compositori e musicisti hanno approcciato il mezzo informatico in maniera errata; leggendo certe considerazioni di Gentilucci sull’uso del computer si capisce che le incomprensioni erano piuttosto diffuse a diversi livelli di competenza musicale.